Meryl Streep a Roma senza i capricci della diva viziata

Roma«Finalmente una diva acqua e sapone. Basta vederla, così bella e serena, per capire che Meryl Streep, grande professionista e vera star, è tutta un’altra pasta, rispetto alle attrici note di casa nostra. Non mi faccia fare i nomi, ma sapesse che fatica, quando devo assegnare i David di Donatello, sentirmi dire, da certe interpreti, neanche di livello internazionale come la Streep: “Se assegni il Donatello a me, non lo devi dare a Tizia o a Caia”», afferma Gianluigi Rondi, il decano dei critici italiani (classe 1921) e presidente del Festival Internazionale del Film di Roma (15-23 ottobre), involontariamente portando acqua al mulino mai domo di Brunetta, ministro spregiatore d’ogni cinebirignao quirite. E strane richieste, del tipo acque minerali particolari, durante il soggiorno romano, o il personal trainer a disposizione h24, come avanzano le celebrità Usa, quando calano nella capitale? «Zero: Meryl ha soltanto risposto, con semplicità e con rapidità, alle nostre mail», conferma Rondi il formato domestico della più talentuosa attrice vivente (la Streep detiene il record di quindici nomination all’Oscar, avendone vinti tre), attesa il 23 ottobre, sia per accompagnare al Festival Julie&Julia, la divertente commedia di Nora Ephron, della quale è protagonista, sia per ricevere il Marc’Aurelio alla carriera.
Mentre aspettiamo di veder sfilare, sul tappeto rosso dell’Auditorium, l’interprete sessantenne, che l’anno scorso ci ha fatto frizzare piedi e cuore col musical campione d’incassi Mamma mia!, prepariamoci a un’altra visione del burro. Se Marlon Brando, infatti, nel 1972 lo usò, motu proprio, per sodomizzare Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi, adesso Meryl Streep in Julie&Julia lo adopera (e insegna ad adoprarlo) per rispondere a tono all’allarmante domanda: «Che c’è per cena?». «Passione, ambizione e burro» è infatti il motto della cuoca Julie Child, formidabile cuciniera e avventuriera realmente esistita (a partire dal 1960 gestì, in America, la seguitissima trasmissione Bon appetit!, grazie alla quale le massaie yankee capirono come rendere elegante un uovo), e adesso impersonata sul grande schermo dalla Streep.
Dopo il nitido ritratto del boss della moda Anna Wintour, fornito da Meryl in Il diavolo veste Prada, è la volta di un’avventuriera dei fornelli che, mentre la televisione affermava il suo dominio sulle masse, calamitò l’attenzione del grande pubblico sulla cucina francese.
Nel film, firmato dalla stessa autrice di Harry, ti presento Sally (noto per la scena in cui Meg Ryan simula un orgasmo in pubblico), non marginalmente si fa strada la metafora del nutrire l’altro come atto d’amore. E qui, soprattutto la platea femminile disabituata al governo amoroso dei fornelli, troverà un possibile approccio positivo alla più gravosa seccatura della vita domestica in tempi di stress: cucinare.
«Il nutrimento, gli alimenti freschi e il modo di prendersi tempo, per cucinarli, rappresentano mille e una cosa. La cucina è l’amore che si dà e che si riceve», ha osservato la Streep, presentando al pubblico francese il suo ultimo lavoro. Magari la sua Julie Child, che l’attrice, qui con i capelli scuri, incarna sciorinando al meglio la propria gamma di mossette, tic, sorrisi a mezza bocca e sguardi di sguincio, potrebbe esserci d’aiuto, nello slalom tra scrivanie e padelle.