Meno di ventiquattrore ed è finito in manette. E ha confessato. Si chiama Andrea Rizzotti, 54 anni, luomo che laltro ieri a Catania ha sparato contro un pregiudicato, il suo vero bersaglio, ma è riuscito a colpire anche una ragazza appena uscita dalluniversità.
Non ci sono storie di mafia, nessuna vendetta trasversale, tantomeno questioni di droga. Stavolta dietro il sangue che ha fatto inorridire una città cè solo il rancore di un uomo umiliato. Una vendetta personale covata dopo uno sfottò di troppo.
A morire avrebbe dovuto essere Maurizio Gravino, 40 anni, un balordo vicino al clan Zuccaro. La sua colpa? Sbeffeggiava Rizzotti per una relazione che aveva avuto con sua nipote. Giovedì lultimo affronto: ancora una volta il segnaccio delle corna rivolto alla sua vittima designata. A questo punto limpiegato del Comune, custode e guida della chiesa di San Nicolò La Rena, non ci ha più visto. Ha preso una pistola che deteneva illegalmente e che forse non aspettava altro che di usare, e in pantaloncini e maglietta ha rincorso Gravino cominciando a far fuoco. Un proiettile vagante ha centrato alla schiena Laura Salafia, 34 anni, che si trovava nei presi dellex monastero dei Benedettini, sede della facoltà di Lettere dove aveva appena sostenuto un esame. È gravissima, rischia la paralisi. E altrettanto grave è il pregiudicato.
È stato uno studente a permettere alla polizia di individuare quasi subito limprovvisato sicario. Per il questore Domenico Pinzello quella del testimone si è rivelata «una collaborazione determinante grazie a una descrizione fotografica precisa» di quello che aveva visto. Un identikit che aveva i tratti di unistantanea.
Vistosi ormai braccato, il giustiziere, ha preferito costituirsi.