La musica di Riccardo Cocciante non si ferma mai, e le categorie del tempo ieri, oggi e domani possono essere piegate alle sue richieste. A ottant'anni appena compiuti (il 20 febbraio scorso), il cantautore di origini vietnamite è sulle scene in tre modi: un album di inediti dopo vent'anni di silenzio, intitolato Ho vent'anni con te (in uscita il 13 marzo), un tour estivo open air, Io Riccardo Cocciante nel 2026, e il ritorno nei teatri di tutta Italia (fino a gennaio 2027, quando chiuderà a Roma) della sua opera popolare di maggior successo, Notre Dame de Paris. I milanesi sono i primi a godere di questo ritorno, essendo lo spettacolo in scena al Teatro degli Arcimboldi fino al 29 marzo (con ritorno sul medesimo palcoscenico dal 18 al 28 giugno).
Non sarebbe finita qui, perché su Cocciante è appena uscito un documentario biografico ("Il mio nome è Riccardo Cocciante" di Stefano Salvati, passato per i cinema e in onda su Rai 1 il 4 marzo) e, per il 2026, è annunciata un'altra opera popolare, dedicata a San Francesco nell'800esimo della morte, scritta nientemeno che con Mogol. Il qui e ora, però, risponde a Notre Dame de Paris, il kolossal teatrale musicale tratto dal classico di Victor Hugo, un "mostro" che, dal suo debutto italiano nel 2002, ha raccolto 4 milioni e mezzo di spettatori (18 milioni in tutto il mondo), è stato adattato in 9 lingue, ha toccato 20 Paesi nel mondo e per questa tournée ha già venduto 250mila biglietti.
Tra i protagonisti della storia c'è la bella zingara Esmeralda, che combatte per la sua gente e fa battere il cuore anche al mitico campanaro della cattedrale di Parigi, il Gobbo Quasimodo (qui il veterano del ruolo Giò Di Tonno). Il suo volto e la sua voce sono quelli di Elhaida Dani, giovane perfomer albanese che, però, è una vecchia conoscenza di Cocciante.
In qualche modo si sente predestinata?
"Forse, piuttosto creata. In questo ruolo e nel mondo del teatro musicale sicuramente, da Riccardo Cocciante che ha visto in me Esmeralda prima ancora che i potessi immaginarmi qualcosa di diverso da una cantante pop. Io volevo fare solo pop".
Le vostre strade si incrociarono alla prima edizione del talent "The Voice of Italy".
"Avevo solo 20 anni, lasciai l'Albania per gareggiare a The Voice. Sognavo il Festival di Sanremo ma il destino mi portò lì, ebbi come coach proprio Cocciante, vinsi. Poi rappresentai il mio paese all'Eurovision Song Contest nel 2015. L'anno seguente il maestro mi chiese di partecipare alla versione francese di Notre Dame de Paris. Ci pensai una sola notte, temevo di non farcela fisicamente, poi fui catapultata in questo sogno. Studiai il francese, danza e recitazione. Lessi pure Hugo. E ora sono in Italia".
Quale la difficoltà di essere Esmeralda?
"C'è una sfida su tutte, ma è quella che Cocciante chiede a tutti noi del cast, anche a veterani come Giò Di Tonno e Vittorio Matteucci che interpreta Frollo: non perdere l'anima. Non andare mai d'inerzia. La tecnica non basta. Certe volte, ma solo durante le prove, un po' mi estranio e mi godo loro due che interpretano. Sono unici".
Cosa la attrae di questo ruolo?
"Le mille emozioni che la attraversano: Esmeralda combatte, si innamora, si dispera, scoppia di felicità e si vede costretta a fare il capitano del suo popolo, per istinto di sopravvivenza".
Il teatro musicale, l'opera
popolare di Riccardo Cocciante o anche il musical anglosassone: è un mondo nel quale vuole restare?"Senza dubbio. Ho i miei sogni nel cassetto ma Notre Dame de Paris chiede una dedizione totale. Ci penserò tra un anno".