«La mia battaglia a colpi di psycho thriller contro i manipolatori della nostra memoria»

«Se esistesse, prendereste una pillola contro le pene d’amore? Fareste un’iniezione dopo esperienze particolarmente imbarazzanti, o peggio ancora, tragiche? Cosa accadrebbe se potessimo eliminare in un solo colpo per sempre dalla nostra memoria le esperienze più brutte e terrificanti della nostra vita?». A porci queste domande è lo scrittore tedesco Sebastian Fitzek nel neuro-romanzo Schegge (Elliot, pagg. 360, euro 18,50) che, dopo il successo internazionale di La terapia, Il ladro di anime e Il bambino, lo conferma maestro dello psycho thriller. Fitzek, presente al Salone del Libro di Torino, dimostra ancora una volta di trovarsi a proprio agio fra traumi, psicosi e cliniche per disturbi mentali e nel libro costringe l’avvocato Marc Lucas a diventare cavia di un terribile esperimento. «I ricercatori - racconta Fitzek - (e purtroppo anche persone meno raccomandabili) dispongono da tempo di sostanze che possono eliminare i nostri ricordi dalla memoria a breve termine: per esempio il Flunitrazepam, il “farmaco dello stupro”. Combinato con altre sostanze, cancella nella vittima la memoria della terribile esperienza. Inoltre biologi di New York e Rehovot, in Israele, hanno trovato un agente che, iniettato nella corteccia cerebrale, blocca un’importante proteina dei tessuti nervosi. In questo caso si determina un’amnesia totale».
Crede di essere stato più influenzato dalla letteratura o dal cinema?
«Da entrambi in ugual misura. Ci sono però tre film che hanno “acceso” la mia immaginazione: Angel Heart, Il silenzio degli innocenti, come detto, e Il sesto senso. Ma ho imparato molto anche da serie televisive come 24, Prison Break e naturalmente Lost».
Come è arrivato a concepire la storia di Schegge?
«Parlando con un neurochirurgo, il professor Samii, che un giorno nella sua clinica di Hannover mi disse: “La maggior parte delle persone cerca nuove tecniche e nuovi metodi per immagazzinare il sapere nel cervello in modo veloce e semplice; soltanto una minima parte si occupa di imparare a dimenticare”».
Ha mai sognato di cancellare qualche suo ricordo?
«A lungo ho sofferto di mal d’amore, invocando una pillola che cancellasse ogni ricordo della mia ex fidanzata. Poi, facendo ricerche per costruire Schegge ho scoperto i reali pericoli del cadere in uno stato di amnesia. Noi siamo la somma dei nostri ricordi, buoni e cattivi. Se c’è un senso nella vita, nasce proprio dai ricordi che acquisiamo giorno per giorno».
Perché ama esplorare la metà oscura dell’animo umano?
«Credo che i misteri più incredibili siano nascosti nel profondo della mente. Immaginatevi il nostro cervello come un mare buio e profondo: l’ultimo posto inesplorato della Terra, pieno di segreti che aspettano solo di essere portati alla luce. Vi faccio un esempio che forse c’entra poco con i miei libri. Qualche tempo fa i giornali parlarono del caso di un cieco con personalità multiple che all’improvviso riacquistò la vista. Ma una sola delle sue personalità era cieca. Un’altra, profondamente nascosta, poteva vedere e si è risvegliata prendendo il controllo. Incuriosito da fenomeni del genere non potevo che scrivere psycho thriller».
Il suo editore sostiene che i suoi libri sono una potentissima droga per i lettori...
«La prima a sostenerlo è stata una giornalista tedesca e mi diverte il fatto che i miei romanzi creino dipendenza. Sono però sicuro che non hanno altri effetti collaterali pericolosi».

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