Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 09:29
Cultura e Spettacoli

MIKE BLAKELY La carriera in stile country di mio cugino

Dopo quelli di J. T. Leroy (pubblicato il 24 luglio), di David Israel (31 luglio) e di Art Tipaldi (7 agosto),

prosegue con questo racconto di Mike Blakely la serie del Giornale dedicata a «Le voci dell’anima».

Attraverso gli scrittori americani vogliamo così ricostruire il viaggio di un popolo che lungo tutta

la sua storia, dai Padri pellegrini alla tratta degli schiavi, dalla conquista del West all’emigrazione

dei messicani, con la musica vuole preservare un’eredità culturale in costante movimento e contaminazione. Jimmy Adams, il cugino che da molto tempo ho perso di vista, voleva solo andare al mare, ai luoghi dell’infanzia: Mustang Island sulla costa del Texas e la città di Port Aransas, meglio nota come Port A. Mentre guidava la sua macchina sul lungomare, con il traghetto che attraccava dietro di lui, Jimmy vide una lavagna sul marciapiede. Riuscire a scorgerla dall’altra corsia fu una fortuna, con tutto il traffico che gli veniva incontro. Una lavagnetta nera con su scritto a mano con i pastelli un messaggio in maiuscolo: BACK PORCH STASERA MUSICA DAL VIVO MIKE BLAKELY Y LOS YAHOOS Jimmy pensa: «Mike Blakely? Ma è mio cugino. Credo proprio che andrò a trovarlo». Nel frattempo, io sono sul palco del Back Porch - un baretto di tendenza, all’aperto, vicinissimo al porto - e me la sto proprio spassando. La mia band di tre elementi, una band molto coesa, è fresca reduce da un tour di un mese in Svizzera, Austria, Germania e Italia. Donnie Price, al basso, è la trave portante. Joe Fortini, alla chitarra acustica solista, dispensa guizzi di talento nei punti giusti. Io mi accompagno e canto le canzoni che ho scritto. Sembra che al pubblico che si è radunato sotto le stelle piacciano. È per questo che abbiamo patito i rigori della lunga pista degli I think I’ll go down to the ocean. Ma loro la chiamano semplicemente honky-tonk - proprio come lui - e che ho già sentito false promesse di successo e di grandi soldi in arrivo. Lui non vuole far la fine dell’ennesimo frequentatore di bar che è sempre sul punto di confezionare una hit da far cantare a Garth, Willie o Sting, così mi trascina fino al suo tavolo. Jimmy si è portato appresso una rivista musicale patinata che ha su un articolo dove si menziona il suo nome, la sua canzone - At least he died in Nashville, di Jimmy Adams). Alcuni anni fa, due membri della Nitty Gritty Dirt Band (uno dei gruppi di nuovo Will the circle be unbroken alcuni dei grandi dimenticati della musica bianca americana, I think I’ll go down to the ocean nel repertorio del duo. Hanna & McEuen continuarono a suonare «la canzone dell’oceano», come a volte la chiama Jimmy, fin quasi a farla loro. Lo stile di Jimmy è poco rifinito. Forse lo hanno leggermente ammorbidito ma continua a trasparire. Hanna & McEuen, però, hanno rivestito Ocean per ragioni di brevità. Mentre scopro tutte queste cose al Back Porch di Port A, nel giugno del 2005, il cd di Hanna & McEuen non è ancora nei negozi e dunque sento di essere stato messo al corrente di qualcosa di nuovo. Nei giorni seguenti la scoperta del cugino che da molto tempo ho perso di vista, avrei iniziato a imbattermi in Hanna & McEuen dappertutto - nelle riviste, sui canali musicali via cavo, alla radio. Avrei sentito parlare del loro tour, di come aprissero i concerti di gente del calibro di Trisha Yearwood. Il contratto che hanno sottoscritto è con una grande casa discografica e assicurerà a un veterano irriducibile come Jimmy Adams le gratificazioni che lui insegue da sempre. Ma credo proprio che il mio vecchio cugino Jimmy se le sia dovute sudare. The singing of the dove, di Jimmy Adams). Il mio prozio Bill - il padre di Jimmy - non era un musicista ma a casa sua, a Free, in Texas, c’erano sempre delle chitarre. Jimmy iniziò a imparare qualche accordo insieme ai fratellastri, Gary e Louis, e fu così che ebbe inizio la sua carriera nella musica. Nel 1976, il ventiseienne Jimmy comprò un bar e lo chiamò Yesterday’s wine, in onore della canzone di Willie Nelson. Ovviamente, ospitò serate di musica dal vivo e vi si esibì lui stesso. «Se sei tu il padrone, per suonare non devi sottoporti a un’audizione», dice. Fu allora che lo assalì un grande desiderio di viaggiare. Jimmy si trasferì in Florida, si imbarcò su uno yacht come membro dell’equipaggio e raggiunse Ventura, in California, a bordo di quell’imbarcazione. La Costa sul Pacifico gli piacque e così decise di stabilirvisi. «Fu lì che concepii l’idea della canzone sull’oceano», dice. «Scrissi buona parte di quel pezzo nel 1978». Dipingendo segnali per guadagnarsi da vivere - qualunque cosa, da insegne per negozi a conduzione familiare a grandi cartelloni stradali - nel tempo libero, Jimmy iniziò a essere coinvolto nella scena folk californiana, a suonare in qualsiasi posto, dalle minuscole caffetterie ai grandi festival. «Probabilmente passerà attraverso un paio di mogli / Rovinerà la vita a parecchi bambini / Non sa che cosa abbia in serbo per lui quel chitarrone» (DaOcean insieme al suo famoso papà. Anche il più anziano membro fondatore della Nitty Gritty, John McEuen, suonava quel pezzo insieme all’altro gruppo che aveva quando non si esibiva con la Dirt Band, gli String Wizards. Poi, Jimmy iniziò a registrare le canzoni che aveva scritto, arrivando a realizzare tre cd prima del 2000. Avendo registrato non solo come Jimmy Adams, ma anche come Jimmy Adams and friends, non sembra che sia stato troppo difficile per lui farne di nuovi e mantenerli negli anni. E così, sull’album di Jimmy registrato dal vivo, ospite alla voce nel primo pezzo, la canzone dell’oceano, è Jonathon McEuen. Quel pezzo suona gonfio e malinconico, liscio come il mare in un giorno di bonaccia. Nel 2000, Jimmy e Judy si trasferirono nel nativo Kentucky dove il padre di lei possiede una stazione radiofonica e suo fratello organizza concerti di Bluegrass. E cosa succede poi? Hanna & McEuen registrano la sua canzone e Jimmy Adams va a Port A in vacanza, dove su un marciapiede si imbatte nella lavagna con su scritto il nome del cugino che da molto tempo ha perso di vista.*** *** ***[TESTO-INFRA]D[TESTO]ue settimane dopo aver incontrato mio cugino, attraverso il lungo roadie e infilarmi quella hawaiana. Mentre mi stiro, sento una voce familiare. Sono due settimane che non faccio altro che ascoltare quei tre cd che Jimmy mi ha dato. È lui. Sento la voce di Jimmy che canta la sua canzone, apre un sound check. Vado al vecchio bancone in legno di palma e ordino la tanto agognata prima birra della giornata - una bottiglia verde con una fettina di lime che striscia fuori dal beccuccio. Jimmy mi scorge al bancone e mi presenta come l’attrazione della serata, oltre che come suo cugino. Racconta al pubblico del suo pezzo che presto sarà un successo, Ocean sarà il secondo singolo del cd e si parla anche di un video. Dopo essermi fatto un bel sorso di birra fresca, comincio a rilassarmi e lascio che la noia logistica della professione che ho scelto mi abbandoni, mentre le note della canzone mi fluttuano accanto. Ascolto e osservo, nel tentativo di capire quel secondo accordo, immedesimandomi in mio cugino, quando un tizio di fianco a me inizia a menarla su come in quel momento una country che vanno per la maggiore negli Usa, Ocean, di Jimmy Adams). Congratulazioni, cugino Jimmy. Che tu possa presto trascorrere tante ore serene, seduto sulla spiaggia a suonare la tua chitarra, a osservare le onde che si infrangono, mentre qualcun altro, per un po’, dipinge insegne al posto tuo. (traduzione di Seba Pezzani)

Commenti