Milan in pressing sul Psv: «Avanti con la formula Juve»

Ancelotti non teme niente: «Van Basten è nei cuori, ma in panca ci sono ancora io». Sheva fuori. Gioca Vieri. E Stam promette fedeltà

Franco Ordine

nostro inviato

a Eindhoven
La coppa Campioni dopo lo scudetto. Per riacciuffare la qualificazione in Europa, il Milan deve ripetersi tre giorni dopo aver riaperto la sfida scudetto. Sabato sera incenerì la Juventus di Capello frantumando i propositi di grande fuga, stasera deve uscire indenne dall’inferno della Philips Arena e riprendere quota nel girone complicato da un paio di pareggi, a Gelsenckirchen il primo e l’ultimo a San Siro, al cospetto di Hiddink, la vecchia volpe olandese. «È un appuntamento ancora più importante rispetto a quello con la Juve», segnala Carlo Ancelotti che smonta i castelli di carta costruiti sulla sua assenza dalla cena di sabato notte a San Siro al tavolo della delegazione juventina («sono passato con moglie e figlio a salutare e sono andato a casa per stare in famiglia» la spiegazione ufficiale) senza perdere di vista la pericolosità del prossimo incrocio.
Serve un’altra prova da Milan «juventinizzato», insomma, armato di sciabola invece che dell’elegante fioretto, cavalcando la mutazione genetica avvenuta a Milanello nelle ultime settimane: messi da parte il palleggio raffinato e le geometrie, valorizzati la corsa e il pressing feroce da apporre a rivali abituati ad armeggiare con la clava. Un giorno sapremo se è tutto merito di quell’8 maggio che ancora ferisce i cuori del popolo rossonero. «Se facciamo dell’intensità una nostra caratteristica, diventiamo una squadra pericolosa» riflette l’allenatore che è reduce da un recupero miracoloso dopo una partenza difficile, lenta. E non si tratta certo dei tre punti guadagnati sulla Juventus, o del distacco inferto all’Inter, semmai dello spirito recuperato nello spogliatoio, del perfetto idillio suscitato dal turn-over che non risparmia nessuno, né Maldini e neanche Kakà e che sopporta le assenze, per infortunio, di due grossi calibri, Nesta e Shevchenko. Uno è appena tornato a presidiare la frontiera di Dida, l’altro è sempre alla prese con un dolore al tallone che gli impedisce di ripresentarsi all’appello anche in Olanda.
Perciò non fanno ombra ad Ancelotti i titoli dedicati ai giudizi riservati da Silvio Berlusconi a Marco Van Basten, raccolti e rilanciati qui in Olanda, secondo antico e noto costume giornalistico. «Marco è nel cuore dei tifosi milanisti, al pari di Rijkaard e Gullit, Tassotti e Baresi, ma in panchina ci sarò ancora io» è la frase divertita e divertente con cui Carlo chiude la questione del futuro prossimo e riapre invece la parentesi del presente, delicato e decisivo, da guadagnarsi nello stadio che solo qualche mese prima regalò ai berlusconiani il cioccolato fondente della finalissima col retrogusto amarognolo di una sconfitta, 3 a 1, eliminazione sfiorata per un pelo. Evitata grazie a quel volo d’angelo di Ambrosini, oggi ancora fermo ai box per una frattura del periosto scoperta in ritardo. Col Psv, come con la Juve, se non cambia la necessità di fare risultato, non cambiano né la formula e nemmeno lo schieramento, ritoccato per necessità con un paio di sostituzioni in corsa: Kaladze terzino in luogo di Serginho e Vieri rilanciato in attacco al posto dello stressato Inzaghi. Hiddink gioca a fare l’arrendevole. «Se non c’è riuscito Capello, come faccio io a fermare il Milan?» chiede impertinente ai cronisti riuniti all’ora di colazione. E invece accarezza, neanche sotto traccia, la voglia di rifare pelo e contropelo ai milanisti con un centravanti vero (Vennegoor) e un ritmo frenetico da scatenare al pronti via.
Da queste parti aspettano con fiducia il ritorno a casa di Jaap Stam, risoluto nello smentire propositi di abbandono immediato (a gennaio, per intendersi) della sua residenza rossonera. «Ho un contratto e nessuna intenzione di andar via» riferisce alla sua maniera, guardando dritto negli occhi l’interlocutore. Se ne riparla a giugno 2006 per eventuali cambi di programmi che non rientrano nei piani societari. Tutti controfirmati da Adriano Galliani protagonista ieri sera a Eindhoven di un siparietto con l’inviato di Sky durante il quale si mostra pronto a far sapere che «il Milan è la passione della mia vita e le passioni non si lasciano mai» giurando anzi che «andrò via quando l’azionista deciderà di mandarmi via». Fine delle fantasie sfrenate e del chiacchiericcio.

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