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Bene la "città premium", ma ora sia più visionaria

Una città ricca è una città che cresce e Milano ha nel suo Dna la creazione del valore. "Milan dis, Milan fa"

Bene la "città premium", ma ora sia più visionaria
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È Milano il nuovo paradiso dei milionari: ce n'è uno ogni 12 abitanti, più che a New York, Londra, Parigi. La classifica stilata dai consulenti inglesi di Hanley&Partners, pubblicata dal Sole 24 Ore, pone Milano all'11esimo posto nelle città per presenza di milionari (115mila), ma davanti a tutti nel rapporto tra questi e il numero totale dei residenti: tra gli iscritti all'anagrafe comunale c'è un milanese con disponibilità liquide (esclusi dunque gli immobili) superiori al milione di euro ogni 12 concittadini. Contro uno su 14 a Parigi, su 22 a New York, su 41 a Londra o su 54 a Roma. Tanti anche i centomilionari: sono 182, più di Zurigo e quasi come a Montecarlo (192). E non pochi anche i miliardari: in giro per la città ce ne sono 17. Quella che spicca è comunque la fascia primaria, composta da chi raggiunge i sei zero nelle disponibilità monetizzabili. È qui che Milano stacca tutti nel rapporto con la popolazione totale. Dopodiché la domanda che ci facciamo è semplice: avere tra i residenti sempre più milionari (+24% negli ultimi 10 anni) è un fatto positivo per la città? O no?

Per il Giornale, per la sua storia di valori conservatori e liberali, la risposta è scontata: certo che sì. Una città ricca è una città che cresce e Milano ha nel suo Dna la creazione del valore. "Milan dis, Milan fa". Il milanese non vive, fa. Fare è sinonimo di vivere e quindi vivere è guadagnare, perché non si lavora gratis. Detto questo, con la classifica dei milionari si riapre il lungo dibattito sugli effetti sociali che la rinascita della Milano post-industriale - innescata dalle giunte del sindaco Gabriele Albertini ormai 20 anni fa, ma gestita negli ultimi 10 da Giuseppe Sala ha generato e che sono sotto gli occhi di tutti. Da un lato lo sviluppo immobiliare e l'attrazione internazionale; dall'altro prezzi delle case inaccessibili e stipendi bassi. È il tema di Milano "città premium" che da capitale della meritocrazia e della cultura del rischio si trasforma in un Bengodi della rendita e perde la sua identità. Quindi sì, siamo contenti dei milionari che vengono qui anche per pagare meno tasse. Ma ora più che mai, alla fine del ciclo Sala, serve una proposta politica per superare l'equivoco della città della rendita. Proposta che non può certo essere quella poco credibile e generica della "discontinuità" auspicata dalla stessa sinistra che governa il Comune dal 2011. Serve piuttosto una proposta per far salire la città anche in altre classifiche. In quella negli investimenti in venture capital, per esempio, dove Milano è 15esima in Europa, sotto anche a Dublino e Oslo.

O in quella delle città preferite dai fondatori di start up, dove Milano perde posizioni ed è solo 17esima. Insomma serve un'idea per una città ancora più ricca perché più visionaria. Un'idea che la destra liberale milanese dovrebbe facilmente trovare nelle proprie corde.

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