Accoltellato, ma per il gip «non sono atti gravi»

Il giudice minimizza e nega la custodia cautelare ai cinque filippini coinvolti nella rissa

Ma sì, sono ragazzi. Le impressionanti sequenze della rissa tra giovani filippini, nella notte di venerdì scorso, sotto Palazzo Lombardia, hanno fatto colpo sugli spettatori di tutti i telegiornali: ma, a quanto pare, non hanno turbato il giudice chiamato a valutare la pericolosità degli arrestati, che li ha scarcerati in blocco. E ora la lettura delle motivazioni del provvedimento conferma che il giudice ha una percezione della gravità dell'accaduto assai distante da quella di molti telespettatori, ma anche del pm Ilaria Perinu che aveva chiesto di tenere sotto chiave i partecipanti.

Il giudice Manuela Accurso Tagano scrive nel suo provvedimento che a rendere eccessivo la misura della custodia in carcere c'è il fatto che non si è trattato di un regolamento di conti ma semplicemente di uno «scontro» sorto «in modo inaspettato» e di «assoluta repentinità». Nessuna «azione punitiva», dunque, come dimostra l'assenza di un «uso massiccio di strumenti offensivi». Il giudice rimarca il fatto che solo uno dei partecipanti avrebbe usato un coltello e che le lesioni riportate dai due giovani asiatici rimasti feriti «non possono ritenersi, sulla base degli atti, gravi».

Lo scontro aveva visto contrapposti due gruppi di ragazzi: una comitiva frequentatrice abituale del vasto spiazzo sotto il grattacielo della Regione, un altro di passaggio. A innescare lo scontro sarebbe stato il rimprovero ad uno dei ragazzi che aveva fatto la pipì contro un muro. Ma, movente a parte, a rendere choccanti le immagini era la determinazione con cui da entrambe le parti veniva portata avanti la rissa, fino al momento della comparsa del coltello. Per il giudice «la partecipazione alla rissa più che espressione di un'indole violenta ed aggressiva, alla quale potrebbe connettersi un pericolo di recidiva, appare frutto di una situazione del tutto contingente». É un punto di vista diametralmente opposto alla tesi della Procura, secondo cui proprio la futilità del movente rende possibile che i ragazzi si rendano responsabili di episodi analoghi: se basta un rimprovero per scatenare una rissa che solo per caso non è finita tragicamente, come si può escludere che il fattaccio si ripeta?

Ma il giudice evidenza che i ragazzi, di età compresa tra i 18 e i 21 anni, sono «tutti incensurati», tranne uno con «un precedente di polizia», e ritiene che a far capire loro di avere sbagliato bastino le poche ore trascorse in guardina dopo essere stati bloccati dai carabinieri del Nucleo radiomobile: l'arresto dovrebbe avere «un valido effetto deterrente con conseguente prognosi favorevole di non recidivanza». Anche per il giovane che ha sferrato la coltellata, e che ha ammesso di essere l'autore del gesto, secondo il gip il carcere in attesa di giudizio sarebbe stata una misura «del tutto sproporzionata, come anche quella degli arresti domiciliari, alla gravita' del fatto».

Ancora più blandamente se la sono cavata gli altri cinque filippini partecipanti alla rissa, che avendo meno di diciott'anni sono finiti nelle mani della Procura dei minorenni, rimasti fin da subito a piede libero.

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