Adesso anche gli immigrati in fuga dalle scuole «ghetto»

Da via Paravia a via Padova, le famiglie straniere in Italia da più tempo le considerano di serie B

La scuola elementare di via Paravia 89 è stato il primo caso di istituto multietnico finito sotto i riflettori. La percentuale di italiani iscritti si è assottigliata negli anni, sempre più vicino allo zero. Fuga di massa dalle classi dove la maggior parte dei bambini doveva ancora imparare la nostra lingua. Ma anche le famiglie straniere che vivono a Milano da più tempo, o con figli già nati in Italia, hanno iniziato via via a scappare da quelle che ormai sono considerata una «scuola ghetto», di serie B. Da via Paravia a via Dolci, dove ora si sta ricreando un problema fotocopia, come il cane che si morde la coda. Il fenomeno si sta manifestando in diverse scuole elementari statali, da via Padova a San Siro, nelle zone della città a più alta di comunità straniere, da via Padova a San Siro.

Alle scuole pubbliche c'è più flessibilità nella scelta della sede. Meno negli asili comunali, dove però si rischia una fuga verso le strutture private, da parte di chi se le può permettere. Il capogruppo della Lega Alessandro Morelli segnala ad esempio che i bimbi rom accolti prima nel centro di via Lombroso e poi in quello di via Sacile vengono concentrati tutti nella stessa materna di via Monte Velino, dove la percentuale di stranieri sul totale è ormai intorno al 70%. Persino più alta (95%) in via Ravenna. «Non bisogna indirizzare i rom tutti in un unico istituto - ha sostenuto - crea difficoltà maggiori di integrazione anche per loro. E nelle scuole con la più alta presenza di stranieri vanno garantiti dei mediatori, perchè le maestre fanno fatica a comunicare con gli stessi genitori».

Pure all'istituto comprensivo del parco Trotter, dopo gli italiani anche le famiglie straniere da più tempo a Milano stanno cercando altre sedi per i figli. Lì peraltro da settimane incombe il problema sicurezza. Il Comune aveva già scoperto giacigli notturni in uno dei padiglioni, e ha murato gli ingressi. Giorni fa ignoti si sono introdotti di notte in diversi padiglioni scolastici, un atto di ritorsione che ha fatto scattare pattuglie serali. Ma il sindacalista della Uil Gianluca Maritato intervenendo ieri in Commissione Scuola a Palazzo Marino ha riferito che «le educatrici che devono aprire i portoni la mattina lo fanno con lo spray urticante in mano perchè temono di trovare qualcuno all'interno, va alzato il livello di sicurezza».

Il caso della fuga degli stranieri di seconda generazioni dalle scuole-ghetto viene confermata dalla consigliera Pd Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari Opportunità. Sono i dirigenti delle elementari a rivolgersi ai «Poli Start», quattro poli creati come riferimento e supporto alle scuole nelle zone con più stranieri (in via Zoara, Polesine, Scialoia e Giacosa). I poli forniscono supporto per l'alfabetizzazione, la mediazione culturale, monitorano le iscrizioni e dovrebbero garantire una migliore distribuzione. La De Marchi segue da vicino il progetto e ammette che «il problema è complicato da risolvere, molte famiglie straniere stanno scappando da istituti come via Paravia perchè ormai c'è la percezione che siano di serie b, anche se i risultati ottenuti dagli iscritti dimostrano che non è vero, va superato questo pregiudizio. E nei progetti di riqualificazione delle periferie andrà valutato questo aspetto». Nei nidi comunali invece la media di stranieri iscritti è intorno al 27, del 25% alle materne. L'assessore alla Scuola Anna Scavuzzo ha una polemica con la Regione sul progetto «Nidi gratis», il bando rivolto alle famiglie con reddito Isee sotto i 20mila euro e sono residenti in Lombardia da almeno c5 anni. Al bando hanno risposto tra agosto e ottobre 1.773 famiglie. A 147 è già stata rifiutata la pratica, non erano in possesso dei requisiti. «la valutazione delle pratiche una a una ci è costata oltre 25mila euro, abbiamo dovuto distaccare personale ad hoc. Lo abbiamo fatto presente ad Anci e Regione».

Chiara Campo

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