Auto rubate, rifiuti e refurtiva dentro il campo rom di Pisapia

Viaggio nel degrado di via Martirano, quello che per la sinistra doveva essere "il villaggio nomadi più bello d’Europa"

Auto rubate, rifiuti e refurtiva dentro il campo rom di Pisapia

Era il 2014 quando fu edificato in via Martirano, a Muggiano, estrema periferia ovest di Milano, il campo rom tanto voluto dall’allora sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che stanziò 642mila euro per la sua costruzione: venti casette prefabbricate, ammobiliate e con tanto di giardinetti privati.

Doveva essere una soluzione – anzi, "la soluzione" – per arginare il degrado della zona, venendo incontro ai residenti, e far integrare i nomadi, ma dopo cinque anni si è tramutato in un salasso per le casse del comune e in una beffa per gli abitanti della zona, che continuano ad affrontare situazioni di incuria e criminalità.

Già perché a dicembre, per esempio, due abitanti del villaggio sono stati sorpresi a rubare in un appartamento a Santo Stefano Ticino, località poco distante. Uno di loro, un bosniaco 51enne agli arresti domiciliari, guidava senza patente e a bordo di un'auto senza revisione, ma ha evitato il carcere per motivi di salute.

E così quello che doveva essere "il campo rom più bello d’Europa" – secondo la giunta di centrosinistra – si è tramutato, invece, in un ghetto di illegalità. L'ennesimo.

Ci siamo entrati e, spazzatura, macerie e rottami a parte, lo abbiamo trovato praticamente deserto: forse la nostra presenza ha tenuto gli abitanti-affittuari, circa una cinquantina, ben chiusi in casa. Sì, gli affittuari: perché, almeno in teoria, ciascuna famiglia dovrebbe pagare un canone mensile agevolato di 90 euro. Ma metà non lo paga (e non l’ha mai pagato), mentre l'altra paga quando riesce o ha "voglia" di farlo.

E in tutto questo ci sono da contare anche i 300mila euro che la giunta Sala ha fatto spendere per demolire una piazzola di calcestruzzo e risistemare e ripulire l'area rifiuti attigua all'accampamento. Ma di risistemato e di ripulito non è rimasto proprio niente: è una discarica a cielo aperto.

"Auto completamente cannibalizzate, cumuli enormi di spazzatura, sversamenti di rifiuti liquidi, lavatrici, tv, forni a microonde, decine di biciclette, carcasse di moto, cavi di rame: se è questa l'integrazione che ha in mente la sinistra, direi che siamo completamente fuori strada: lo sgombero deve essere immediato", il commento di Silvia Sardone, consigliere regionale e comunale del Gruppo Misto, che ha messo piede in via Martirano. E rimarca ancora: "L'area del campo rom è totalmente fuori controllo, molti cittadini sono preoccupati e la convivenza non è per niente buona. Non capisco perché per i rom debba sempre esserci una corsia preferenziale per quanto riguarda le politiche abitative: si mettano in coda come fanno tutti per ricevere un alloggio popolare, è inutile continuare a tenere in vita ghetti come questo dove la legge italiana viene sistematicamente scavalcata".

Insomma, quello che doveva essere il progetto pilota, il campo rom modello da ripetere un po' ovunque, si è rivelato essere un clamoroso fallimento del centrosinistra meneghino, costato complessivamente quasi un milione di euro.

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