Baby gang rapinava i coetanei con il coltello

In tre, due minorenni e un diciottenne, razziavano «con ferocia» cellulari e soldi

Cristina Bassi

Colpivano «con particolare ferocia, a mano armata e in gruppo», sempre a danno di minorenni loro coetanei che rapinavano del denaro, dei cellulari e delle cuffiette. La baby gang, composta da due 17enni italiani e un 18enne egiziano, è stata fermata nei giorni scorsi dalla polizia. Gli adolescenti sono stati arrestati e il gip ha deciso per loro la misura cautelare dell'affidamento in comunità di recupero, in tre strutture differenti.

«Ora venite a scavallare con noi, altrimenti vi beccate il ferro», intimavano alle vittime delle rapine per costringerli a partecipare ai colpi con la minaccia di tirare fuori una pistola (che, è stato accertato, in realtà non avevano). Le indagini del commissariato Porta Genova hanno permesso di ricostruire tre rapine commesse in meno di 24 ore il 29 gennaio 2019. I baby rapinatori entravano in azione, scrive il gip, «sequestrando le vittime e, in alcuni episodi, tentando anche di costringerle a collaborare nella perpetrazione di altre rapine». In un caso la rapina di un motorino.

La banda agiva sempre nello stesso modo. Avvicinava la vittima, nei tre episodi accertati sempre coetanei italiani, fingendosi amichevole. I tre arrestati afferravano i ragazzini con un braccio intorno al collo e li «sequestravano» per pochi minuti, sufficienti a portare via quello che avevano. Li portavano in disparte e li perquisivano. «Dateci tutto quello che avete, fateci vedere le tasche», dicevano puntando un coltello a serramanico. È successo a ripetizione in via Rembrandt, in via Osoppo e infine in via Senofonte. «Abbiamo scoperto - spiegano gli agenti del commissariato - che erano in contatto con un'altra baby gang attiva in zona Sempione per scambiare la refurtiva». I due gruppi si conoscevano per frequentazioni scolastiche o extrascolastiche. Una gang, che agiva in un modo molto simile a quello descritto dalla nuova ordinanza, era stata fermata già a marzo scorso con 12 ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri. I tre finiti in manette lo scorso fine settimana, che hanno precedenti per furto e rapina, si sono conosciuti all'oratorio di Villapizzone. Nonostante la giovane età avevano buone abilità organizzative in campo criminale.

Gli investigatori non escludono, visto il modo seriale con cui colpivano, che possano esserci altre vittime. Per questo invitano le persone che hanno subito rapine simili a quelle descritte a farsi avanti e a denunciare. Le indagini sono appunto partite dalle denunce e dalle descrizioni delle giovani vittime e dei loro genitori. Sono quindi scattate le analisi dei tabulati telefonici e informatici dei cellulari rubati, poi la visione dei filmati delle telecamere di sorveglianza. Infine ci sono stati appostamenti e pedinamenti degli indagati. Che sono stati riconosciuti dalle vittime. La misura del collocamento in comunità è stato valutato misura adeguata e motivata dal giudice.

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