"Basta signore che usano la Scala per farsi pubblicità"

La presidente degli Amici della lirica lancia l'allarme «Presto verranno in mutande per finire sui giornali»

«Dopo quarant'anni di prime, quest'anno avevo deciso di non andare alla Scala. Ho cambiato idea solo all'ultimo e l'altra sera l'ho detto al sovrintendente Alexander Pereira». Daniela Javarone, imprenditrice, presidente degli Amici della lirica e dal 2004 madrina dei City angels è una delle grandi dame del sant'Ambrogio. E l'altra sera è quella in cui ha messo al collo di Pereira il collare dell'Ordine del tartufo e dei vini d'Alba.

Perché saltare una prima della Scala?

«L'ho detto al sovrintendente, basta con questo degrado».

Quale degrado?

«Tutte queste signore che usano il foyer per i loro interessi privati».

In che senso?

«Sant'Ambrogio è diventato un concorso per conciarsi nel modo più ridicolo possibile per finire sui giornali».

La mondanità si fa così.

«Non si erano mai viste alla Scala signore con le braccia dipinte coi pennarelli, tre metri di sottogonna, montagne di rose. Tutta gente che Verdi non sa nemmeno chi fosse. La prossima volta si metteranno in mutande».

E Pereira?

«Rideva. Promette che vigilerà, ho detto che altrimenti l'anno prossimo non mi vede».

Poi la cena degli sponsor alla Società del giardino.

«Ma che noia. Nemmeno per sogno, noi signore andiamo a divertirci al Baretto con Malgioglio, Micio, Tonon».

L'anno prossimo alla fine tornerà.

«Lo spero tanto perché ci sarà la Tosca. E l'anno dopo il Macbeth. Tanta Italia, finalmente, grazie a Pereira».

Perché?

«Con Barenboim e Lissner ci hanno imposto Tristano, Walchiria, Lohengrin, Fidelio. Che disastro. Va bene che a loro piacciono Wagner e Beethoven, piacciono anche a me, ma la prima della Scala è in Italia e si deve fare con un italiano. Puccini e Verdi».

Viva Verdi.

«Viva Verdi e mettiamo in cassaforte il sovrintendente Pereira, uno che ha saputo portare tanti sponsor alla Scala e mettere i bilanci a posto. Teniamocelo stretto».

Le piace «Attila».

«Un'opera bellissima, una musica stupenda di un Verdi giovane e patriottico. Pensate solo ad Avrai tu l'universo, resti l'Italia a me, ambientato quando l'Italia nemmeno c'era».

Ci sono le solite polemiche, i cavalli, la Madonna in frantumi.

«Ero preoccupata per l'ambientazione tra la prima e la seconda guerra mondiale, di solito non mi piacciono queste regie, ma chi ha già visto le prove mi ha detto che è bellissima. Sarà un trionfo».

Gli animalisti non vogliono le bestie in scena.

«Che sciocchezza. Sono cavalli addestrati, Pereira mi ha detto che Itaca, la cavalla di lui, sta ascoltando l'Attila da due mesi».

Alla fine conoscerà l'opera meglio delle signore.

«Quelle che pensano che soprano sia l'uomo».

Lei come vestirà?

«Verde pervinca della Sartoria Angela Alta Moda con ricamo di Pino Grasso, un grande artigiano che ormai ha 90 anni. E la pettinatura di Carolina che mi vuole appiccicare delle code, ma io non voglio mai».

Gioielli?

«Già da un po' di anni quelli di famiglia, una collana con tutti i colori degli zaffiri in natura, sembra un prato di fiori».

Le prime che ricorda?

«Quarant'anni fa con mamma, l'Otello del '68 sotto le uova e i pomodori, quella di Tangentopoli quando il sovrintendente Fontana ci disse di andare sobrie e io per l'unica volta andai in nero e senza gioielli».

E poi?

«Quelle degli anni di Craxi con la moglie Rosilde elegantissima e di Pillitteri sindaco. Grande sfarzo e cultura, noi signore facevamo a gare per essere le più belle».

E adesso?

«Ora è tutto finito».

Anche lei fa collezione di onorificenze.

«Siamo a 29, sono anche diventata una guerriera: mi hanno dato a Roma il Premio Internazionale Bronzi di Riace. Sono cavaliere della Repubblica, ho l'Ambrogino, la Rosa camuna».

Quella a cui tiene di più?

«La Laurea Honoris Causa per meriti Umanitari dell'Instituto Mexicano De Liders de Excelencia. Io che sono solo ragioniera. Avrei tanto voluto che la vedesse mia mamma che mi diceva sempre che dovevo studiare».

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