Bocconi e Politecnico sempre più uniti: ecosistema per startup

Le due università varano una rete di servizi per favorire la nascita delle nuove aziende

Il primo ecosistema urbano milanese per startup presentato nel momento in cui Milano si scopre più digital. Due università, Bocconi e Politecnico, hanno deciso di unire gli sforzi per favorire l'attrattività internazionale di Milano: la rete di servizi che gli atenei mettono in campo per favorire la nascita di nuove aziende, o incubatori, sarà adesso comune. Dall'apertura dei rispettivi marketplace, il momento in cui gli aspiranti imprenditori incontrano gli investitori, a quella delle call, cioè bandi di finanziamento. Per arrivare alla definizione di una Carta dei servizi congiunta e in primavera al primo evento di business matching per startupper.

La collaborazione è stata presentata nello #startupDay della Bocconi. Occasione per Roberta Cocco, assessore comunale alla Trasformazione Digitale, per annunciare che «a settembre e ottobre, per la prima volta, la maggior parte dei certificati emessi dal Comune è stato in forma digitale». Lo sportello non è più il sistema preferito dai milanesi dunque, anche se i documenti digitali sono stati rispettivamente il 54 e il 51 per cento.

Fare rete, «senza guardare a chi guadagna di più o di meno» ha sottolineato il rettore del Politecnico Ferruccio Resta, è stato il motore per l'accordo dei due atenei. «Milano è la Boston europea ha affermato il suo omologo della Bocconi Gianmario Verona perché ora anche qui le università collaborano all'ecosistema più che pensare a competere tra loro». Nel mondo contemporaneo servono scelte più ampie possibili che guardino alla comunità globale, come quella del Polihub che quest'anno ha iniziato una collaborazione con il cinese Tus Star, il più grande incubatore del mondo.

Come ha sottolineato Stefano Caselli, Pro-rettore agli Affari internazionali della Bocconi, i soldi ci sono: dal 2010 al 2016, i business angel sono passati da 180mila a 300mila. Gli investimenti totali sono passati da 8,7 miliardi a 19,7. E il finanziamento medio da 85mila euro a 187mila.

Manca però ancora proprio l'organizzazione della comunità: «Nella Ue ci sono migliaia di incubatori, ma senza soldi». Nel 2016 nel vecchio continente erano 9330, negli Stati Uniti 1260. E oltreoceano nascono molte più startup di successo: dal 2011 al 2016 le scalesup, società che nei primi 5 anni arrivano a fatturare almeno 10 milioni di euro, sono state 3887 contro le 2017 europee. Sugli unicorni, le startup che valgono almeno un miliardo di euro, 264 contro 32.

Numeri che ricordano quanto la crescita e il modo di pensare siano fondamentali per queste aziende: «L'obbiettivo di una startup è di non restare una startup» ha affermato Philipp Engelhardt dell'Università di St. Gallen spiegando il metodo di lavoro OKRs che è stato tra le basi per la nascita di Google. «Per la prima volta nella storia dell'umanità» ha sottolineato Christian Miele di eVentures la comunità globale è più vicina e bisogna pensare a quello che ci avvicina agli altri. Concetto ribadito da Yael Weinreich del Citi Accelerator& Venture Investment: «Se un'idea si può realizzare in un solo Stato, allora non ci interessa».

Il primo premio dello #startupDay è andato a Value Biotech Milano (Minimal Invasive Light Automatic Natural Orifice), un robot che serve a rendere le operazioni chirurgiche meno invasive e più semplici. Il riconoscimento Social Innovation è andato a Jointly, una piattaforma per il welfare integrativo che ha già 40 aziende come clienti. I creatori di Kopjra, un sistema di informatica forense per la tutela del diritto d'autore, si sono invece aggiudicati il Millenial.

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