Caffè e muffin con il console «Gli Usa pronti alle novità»

Reeker ha atteso il risultato con una colazione a inviti Maroni festeggia e Sala fa buon viso: «Viva l'America»

Chiara Campo

«Gli elettori hanno dimostrato di non aver paura del cambiamento». Il console generale Usa a Milano, Philip T.Reeker, ha atteso l'esito del voto e il discorso del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump all'hotel Gallia di piazza Duca d'Aosta, con esponenti istituzionali e personalità americane e non invitate ieri per dalle 7 del mattino ad una colazione post-elettorale. Muffin e torte tipicamente made in Usa, occhi puntati al maxischermo. Tra gli ospiti, gli assessori regionali Giulio Gallera e Valentina Aprea, il presidente dell'aula Raffaele Cattaneo, l'assessore comunale Roberta Cocco, il prefetto Alessandro Marangoni, l'ex presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro. Il risultato è stato accolto dalla platea con grande sorpresa. É «una giornata storica» ha ammesso il console. E «chiunque sia il presidente - ha garantito -, l'Italia resta un partner fondamentale per gli Usa, in termini di rapporti economici e di scambio culturale: le relazioni fra i nostri Paesi restano immutate dopo 70 anni di diplomazia e un'amicizia che dura fin dalla fondazione degli Stati Uniti 200 anni fa». Indipendentemente dalla presidenza, ha ripetuto, «la politica americana tende a proteggere i propri interessi e valori. Noi siamo pronti a servire il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America».

«Good morning America» è stato il primo tweet della giornata di Roberto Maroni. Il governatore alla vigila del voto aveva ribadito il proprio endorsement: «Sono per TRump perché condivido le sue posizioni sull'immigrazione, sulla sicurezza, sulla lotta al terrorismo e poi perché non fa parte dell'establishment di Washington, un po' come Reagan quando venne eletto». E ieri dopo il primo messaggio accompagnato dalla foto del neo presidente con il pollice alzato, Maroni ha twittato una foto del 1994, scattata quando da «giovane ministro dell'Interno» incontrò a Washington Trump. Commento: «Essere avanti, anticipare i tempi». In America, ha poi dichiarato, «ha vinto il popolo e la democrazia ha sempre ragione. Il suo arrivo alla Casa Bianca è una sfida per l'Europa, oggi non è pronta a competere con un'America guidata da un uomo come lui».

Il commento del sindaco arriva invece dopo che Beppe Grillo definisce la vittoria di Trump «una vaffa pazzesco. Questa è la prova che questi milioni di demagoghi non sono le persone, ma sono i giornalisti, gli intellettuali, ancorati ad un mondo che non c'è più. Lo abbiamo visto con il nostro MoVimento. Ci sono delle similitudini fra questa storia americana e i 5 Stelle». Giuseppe Sala (senza citare Grillo) prova a ridimensionare l'entusiasmo di chi si proclama eletto dal popolo della rete. «Trump - scrive il sindaco su Facebook - è il nuovo presidente degli Stati Uniti e pochi lo avevano immaginato, quasi nessuno lo aveva previsto. Ascoltare, ascoltare, questa deve essere la religione della politica. Sentire i pareri dei cittadini e farli diventare proposte, so luzioni, novità. La voce dal basso, la segnalazione di una mamma, di un nonno, di un bambino: dietro quelle richieste c'è la vita». Ma «mai perdere di vista questa forza, questa voglia di cambiare, perchè chi prova a calare soluzioni dall'alto è perduto in partenza. Naturalmente nessuna investitura, neanche del popolo della rete, giustifica assegni in bianco. Siamo cresciuti guardando all'America come forza di libertà e fiducia nel futuro. Non cambierà». Si aggiunge «al coro di chi dice che i sondaggi contano quel che contano. Resta il fatto che gli americani hanno scelto e quindi evviva l'America».

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