Cammarelle e Russo sul ring Al Forum emozioni mondiali

C’erano l’Arena e il Filodrammatici, il Palazzo dello sport e il Velodromo Sempione alias Vigorelli, la Sala Carpegna e il teatro Nazionale, lo stadio di San Siro e il Palalido. Ora c’è, ci sarà, ci ricorderemo del Forum. La boxe milanese è vissuta attraverso i suoi campioni, le grandi sfide ma anche le sue Arene. Campionati del mondo e storie di ring. La boxe dei professionisti che sta diventando solo revival per libri e racconti. Ora ci tocca la boxe dei dilettanti, Milano ci riprova. Dopo le olimpiadi di Roma 1960, non c’è stato altro di così grandioso per i pugili in maglietta.
Milano ospita il campionato del mondo, quindicesimo della serie. Forse la strada migliore per ricominciare. Avrà i gioielli da mettere in vetrina: Roberto Cammarelle, campione del mondo a Chicago e olimpico a Pechino, una chicca per qualunque nazione pugilistica. Il massimo che c’è, anzi il supermassimo per dirla con il peso. Clemente Russo, campione due anni fa a Chicago e argento a Pechino nei pesi massimi. Come dire? Due professionisti travestiti da dilettanti.
Certo, abituati a Erminio Spalla e Duilio Loi, ai pugni travolgenti di Sandro Mazzinghi, a quelli devastanti di Rocky Mattioli, alla noble art di Carmelo Bossi e Sandro Lopopolo, agli ultimi fuochi di Giovanni Parisi, bisognerà farsi l’occhio con la boxe statuaria di Cammarelle, con quella tanto fumo di Russo, con i pugnetti aggressivi di Domenico Valentino e Giovanni Picardi. Ma questi mondiali, al via martedì per chiudersi sabato 12, si sono immessi sulla strada di un gigantismo positivo: 143 nazioni (a Chicago 2007 erano 101) e 623 pugili, più di 32 per categoria che saranno 11, oltre 600 incontri con sedute di mattina, pomeriggio e sera, un budget di 8,5 milioni di euro, prezzo unico a 15 euro fino al 9 settembre, da 35 a 65 per semifinali e finali. I giornalisti accreditati saranno oltre 200, la copertura televisiva giornaliera.
Si sono messi nell’impresa due matti di successo come Paolo Taveggia e Andrea Locatelli, spalleggiati dal Regione Lombardia, provincia e Comune, che ha promesso un aiuto economico per il momento nemmeno messo su carta. Il comitato locale è affiancato da federazione nazionale e da quella internazionale (Aiba) presieduta da Ching Kuo Wu, architetto di Taiwan, che ha perfino promesso arbitraggi equi e trasparenti. L’arbitraggio è sempre stato una delle macchie nere fra i dilettanti. Anche a Pechino non hanno scherzato. Le macchinette segna punti sono una delle più grandi iatture per la boxe dilettanti e per la sua credibilità. «Ma stavolta i punteggi saranno visualizzati su un grande schermo, round per round, il pubblico potrà controllare», spiega il presidente. «È la prima volta che accade nei mondiali, la nostra federazione assisterà economicamente i 45 giudici per sostenerne l’indipendenza. E nel 2010 formeremo una Academy, come la vostra Coverciano, per istruire gli arbitri e ottenere sistemi di giudizio uniformi. Avremo giudici a tre, due e una stella». I giochini dietro le quinte con tanto di bustarelle, e non solo, sono stati sempre la variabile impazzita di ogni grande manifestazione. Stavolta saranno pugni al chiaro di sole o di luna.
Per la prima volta ci saranno le teste di serie(8 per categoria) e l’Italia ne avrà tre: Cammarelle, Russo e Picardi. Per le medaglie ci sarà da attendere.

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