Ma la Cgil non protesta se il «padrone» è Pisapia

Ieri i sindacati hanno indetto una manifestazione davanti a Palazzo Marino. Tutti, tranne la Cgil, l'organizzazione della sinistra dura e pura. Perché? «Oh no, su Pisapia non si può»

«Oh no, su Pisapia non può!» . Chi è abbastanza avanti con gli anni per aver visto Carosello, oggi tornato di moda, ricorderà quello spot - allora non si chiamava ancora così - del gatto Silvestro che inseguiva il canarino Titti brandendo una mazza e all'ultimo momento evitava di picchiare per non colpire un barattolo di famose conserve alimentari, sul quale Titti si era messo in salvo, perché intoccabile oggetto dello spot.

Ecco, mettete il sindaco al posto del barattolo, e la sinistra al posto del gatto Silvestro e avrete una rappresentazione allegorica del rapporto che oggi vige fra la sinistra politica, sociale e giornalistica milanese e Giuliano Pisapia; intoccabile, appunto, sul quale «non si può» in alcun modo e in alcun caso infierire. E così il bersaglio della protesta, il canarino Titti, la fa sempre franca.

L'ultimo caso? La protesta ieri dei precari del Comune di Milano, ai quali in campagna elettorale l'allora candidato sindaco promise l'assunzione. Siccome, com'era facile prevedere, la promessa non è stata mantenuta, ieri i sindacati hanno indetto una manifestazione davanti a Palazzo Marino. Tutti i sindacati? Quasi: Cisl, Uil, Usb, Csa… tranne la Cgil. Tranne, incredibilmente, l'organizzazione della sinistra dura e pura che pretende sempre di impartire alle altre lezioni di intransigenza e rigore. Perché? Perché, appunto, «Oh no, su Pisapia non si può». Conclusione: se a voler mantenere dei precari nella loro condizione di precarietà nonostante le promesse, se a rifiutarsi di rispettare gli impegni elettorali è un'amministrazione di sinistra, per la Cgil va bene così perché «sui compagni non si può».

Altro esempio: le manifestazioni dei ciclofanatici democratici (in questa città non è consentito amare la bici senza rischiare di essere collocati a sinistra, quella peggiore, quella al cachemire), da Legambiente a Ciclobby, l'ultima parata sabato scorso per chiedere piste ciclabili e comunque «una città a misura di due ruote». Ebbene di quei ciclo-cortei mai uno che passi sotto le finestre del sindaco, nonostante venga talvolta perfino temerariamente annunciato.

Anzi, chissà perché, la protesta qualche volta viene dirottata verso la Regione. La quale è governata dal centrodestra e tanto basta. E pensare che il giovane assessore alla Mobilità del Comune, Pierfrancesco Maran, dovrebbe cambiare la denominazione del suo ufficio in assessorato alle biciclette, non occupandosi praticamente d'altro mentre decine di scale mobili della metropolitana sono bloccate, treni tram e bus viaggiano con una frequenza che praticamente non tiene conto dei problemi creati dall'Area C.

Ormai anche i giornaloni, promotori e sostenitori della candidatura di Pisapia cominciano, loro malgrado, a tirare le somme del lavoro di questa Amministrazione e si rendono conto che, quasi a metà percorso, la giunta arancione ha ben poco di cui vantarsi. Ma si guardano bene dal dare nome cognome al fallimento annunciato, perché sarebbero costretti a fare quelli di Giuliano Pisapia. E invece: «la crisi… i tagli fatti da Roma… la mancanza di fondi… il patto di stabilità…».

Tutto vero o quasi, ma se a Palazzo Marino governasse un'altra maggioranza per quei signori dei giornaloni sarebbe molto meno vero. «Pas d'ennemi à gauche!» intimava nel primo '900 il leader radicale della sinistra francese René Renoult: «Nessun nemico a sinistra!». Anche se a sinistra non mantengono le promesse elettorali e combinano poco? Sì, anche in quel caso, secondo Cgil, Legambiente e giornalisti amici.

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