Cinque torri piene di cibo insegnano a mangiar bene

Cinque torri piene di cibo insegnano a mangiar bene

«Tenete conto che dopo di voi verranno molte altre persone». È questo il monito che accoglierà i visitatori del padiglione Expo della Svizzera, la prima nazione ad aderire e a firmare il suo contratto di partecipazione quando ancora non tutti erano così ottimisti sul 2015. Un invito a riflettere sulle proprie abitudini di consumo e sulle loro conseguenze su uno sviluppo sostenibile del pianeta. Cinque alte torri riempite di prodotti da mangiare, ma probabilmente le temperature impediranno agli organizzatori di distribuire formaggio e cioccolata. Anche se gli organizzatori ci tengono a far sapere che uno degli obiettivi è proprio liberare i Cantoni elvetici dagli stereotipi, operazione gestita direttamente dal consolato di Milano e dal Dipartimento federale degli Affari esteri che ha inviato Elisa Canton, console con delega per Expo. «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi», spiegano citando il Marcel Proust della Recherche. «Quasi 5mila mq, un investimento di oltre 32 milioni di euro, quattro Cantoni, tre città e molti investitori privati» spiega il responsabile del Programma Italia Expo Andrea Arcidiacono raccontando il progetto «Confoederatio Helvetica» con cui un team di giovani architetti ha vinto il bando puntando su «una riflessione sulla equa ripartizione, sulle interdipendenze nel settore alimentare, sulla responsabilità personale e sul comportamento dei consumatori». Man mano che i visitatori saliranno con gli ascensori e assaggeranno i cibi, le torri si svuoteranno modificando la struttura dell'intero padiglione che potrà essere seguita in tempo reale sui social media. Un padiglione da mangiare con responsabilità e con altrettanta responsabilità dopo lo smantellamemto le torri saranno riutilizzate come serre urbane in città. Doppio biglietto e la sera la possibilità di entrare per mangiare nei due ristoranti, visitare il book shop, la sala conferenze e il teatro per gli spettacoli.
«Sarà un padiglione dall'architettura straordinaria - spiega il console generale Massimo Baggi -. Ma non ci siamo dimenticati dei contenuti». Preoccupazioni per i tempi del cantiere? «Siamo sicuri che l'Italia darà il meglio di sé. Per questo la Svizzera ci ha creduto da subito e costruirà il terzo padiglione per grandezza». Lavori che partiranno entro giugno e possibilità di impiego per un centinaio di persone tra guide, comunicazione e ristoranti. Ma per la Svizzera, sottolinea il console Baggi, «è importante tutto il percorso di avvicinamento all'Expo». E dal 30 aprile all'11 maggio in piazza del Cannone sarà trasportata la Casa svizzera che ha appena lasciato l'olimpiade di Sochi. «La Svizzera del gusto in senso stretto - spiega Arcidiacono - da scoprire attraverso le specialità alimentari e la Svizzera del gusto in senso largo da scoprire attraverso la cultura, il turismo, i trasporti e l'architettura».

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