Pisapia benedice la moschea: "È necessaria entro un anno"

Pisapia benedice il progetto della Giordania su viale Certosa: "Offre più garanzie sulla provenienza del denaro"

Una moschea entro un anno. Un luogo di culto legato alle esigenze di Expo, realizzato come soluzione provvisoria destinato poi a essere stabilizzato. È l'annuncio del sindaco, Giuliano Pisapia, che è tornato dopo mesi a parlare del caso, confermando che sono giorni decisivi per la sua soluzione.

La questione moschea è fra le più importanti e delicate all'ordine del giorno oggi in città. E si intreccia con problemi di ordine diverso: la libertà di culto, i rapporti con le comunità di immigrati, la sicurezza e il governo dei quartieri, ma anche i rapporti politici nella maggioranza e - da oggi - la diplomazia internazionale. La novità delle ultime settimane infatti è la comparsa sulla scena di un nuovo attore: la Giordania. Il Paese mediorientale si è fatto carico del dossier, allacciando contatti con Palazzo Marino. E avrebbe prospettato alla giunta di Milano una soluzione del problema senza troppe grane dal punto di vista urbanistico. I giordani, con il Marocco, avrebbero intenzione di edificare la moschea nella zona di viale Certosa, a quanto pare nell'area occupata da una vecchia concessionaria di auto. Ed è questo piano che avrebbe incassato il via libera di Palazzo Marino. «A Milano servono dei luoghi di culto perché i cittadini musulmani possano pregare ognuno nella propria zona - ha detto Pisapia - ma è necessaria anche una moschea per le grandi occasioni come expo 2015». Il sindaco ne ha parlato a «Fischia il Vento», un programma in onda stasera alle ore 21.30 su «Laeffe» e condotto da Gad Lerner.

«Entro il prossimo anno dobbiamo arrivare ad un grande luogo provvisorio che possa poi diventare definitivo» - le anticipazioni delle parole di Pisapia - «abbiamo richieste da parte di paesi esteri come la Giordania, che ha dimostrato più di altri segni di attenzione e che è un punto di riferimento che unisce le comunità islamiche.

Essendo uno stato riconosciuto dall'Italia questo offre garanzie sulla provenienza del denaro. Se invece i fondi arrivassero da privati andrebbe verificato che non vengano da situazioni non compatibili con la nostra democrazia». «Oggi l'opposizione alla moschea è strumentale - ha aggiunto Pisapia - non servono referendum basta seguire la costituzione. Io e la mia amministrazione abbiamo deciso di assumerci la responsabilità di dare a tutti un luogo di culto, senza esborsi a carico dello Stato».

Lerner era presente a Lampugnano al «venerdì dei diritti», una preghiera comunitaria con 3mila persone convocata dal Coordinamento dei centri islamici di Milano per sostenere il progetto di un minareto al posto del Palasharp. Ma le parole di Pisapia sembrano proprio deludere il Caim, che riunisce moltissime associazioni ma non la Casa della cultura di via Padova, volutamente rimasta fuori e guidata proprio da un giordano, Mahmoud Asfa.

Il Caim - che invece ha al suo interno il discusso Istituto islamico di viale Jenner - oggi è molto cauto. Ma avverte: «Sarebbe inopportuno affidare tutto a Paesi esteri. La moschea è della comunità islamica milanese e devono essere i centri islamici milanesi a realizzarla. E il nostro - ribadisce il coordinatore del Caim, Davide Piccardo - è l'unico progetto oggi esistente».

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