Il Comune si inventa altri controlli per allungare i tempi

Un fedele musulmano ieri ha pubblicato sulla pagina Facebook di Davide Piccardo, portavoce del Coordinamento delle associazioni islamiche milanesi, «Destra-sinistra», la famosa canzone di Giorgio Gaber. «Aspettando la destra» è il commento ironico che la dice lunga sulla sensazione che circola tra le sigle islamiche. Con la giunta Pisapia non è cambiato nulla per loro, e si sentono presi in giro. Il centrodestra è stato chiaro in questi anni sulla questione moschea: senza altissime garanzie di sicurezza non se ne parla, la Regione ha votato una legge anti-minareti. Il Comune invece ha continuato a raccontare che l'Islam avrebbe avuto non una ma due moschee. Già nel 2011 in campagna elettorale Pisapia raccontava che da sindaco entro Expo avrebbe realizzato luoghi di preghiera. Sono passati 4 anni, l'Esposizione è al giro di boa e la convinzione diffuso è che dopo tante chiacchiere la palla passerà ormai alla prossima amministrazione. Oggi si riunisce la Commissione tecnica costituita dall'assessorato al Welfare di Pierfrancesco Majorino per aprire (dopo vari rinvii) le buste con le offerte economiche e stilare la graduatoria del bando lanciato dal Comune lo scorso 29 dicembre e chiuso il 28 febbraio per aggiudicare tre aree di culto. Massimo due su tre allo stesso culto, era la regola. Il terreno di via Marignano andrò senza sorprese alla chiesa evangelica. Ben sette sigle islamiche concorrono invece per gli altri due spazi: gli ex bagni pubblici di via Esterle (in pole position la Casa della cultura islamica che già gravita nella zona di via Padova) e l'area dell'ex Palasharp, a cui mira il Caim con un progetto firmato da Italo Rota, ma se la deve vedere con il centro islamico di viale Jenner e quello di Segrate. Peccato che a più di 9 mesi dalla scelta delle aree (era il 7 ottobre) e a 5 dalla chiusura del bando, Palazzo Marino si è accorto che con oggi la gara non è finita: serve un'ulteriore istruttoria. Un passaggio tutto in salita in Consiglio e il controllo da parte della prefettura su sigle e provenienza dei capitali. «Serve più attenzione, non possiamo ignorare il fondamentalismo» ha spiegato Majorino. La Regione e il centrodestra lo gridano da (almeno) un anno. La sinistra si sveglia in campagna elettorale. Forse a questo tiene di più ai voti dei comitati.

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