Confermato per 3 anni il protocollo "Zeus" contro stalker e violenze

Attenzione al percorso riabilitativo degli autori di maltrattamenti. E i recidivi sono pochissimi

La chiama «modalità onnipotente» Paolo Giulini, presidente del Cipm (Centro italiano per la promozione della mediazione). Un modo efficace per illustrare l'atteggiamento violento degli stalker e dei responsabili di violenze domestiche nei confronti della loro vittime che - nel timore di un «secondo round» - sono spinte spesso a non denunciare. Un comportamento che nasconde una fragilità. Se opportunamente curata e monitorata, però, questa condotta può risolversi. Lo dimostrano i dati diffusi ieri da Alessandra Simone, dirigente della Divisione Anticrimine della questura e ideatrice del progetto «Protocollo Zeus». Partito da Milano in via sperimentale nell'aprile dello scorso anno e ieri rinnovato fino al dicembre 2022, l'accordo promuove la cosiddetta «ingiunzione trattamentale» nei casi di stalking, maltrattamenti, violenza domestica, bullismo e cyberbullismo. Cioè l'esortazione a chi commette questo genere di reati e riceve l'ammonimento del questore, a rivolgersi al Cipm per intraprendere un percorso per migliorare la gestione delle emozioni e il controllo degli impulsi.

«Noi della polizia di stato di protocolli ne firmiamo tanti, ma questo ha dato davvero grandi risultati - ha sottolineato ieri il questore Sergio Bracco -. Non solo infatti è alto il numero delle persone che, dopo aver commesso il reato e aver ricevuto la nostra sollecitazione a rivolgersi al Cipm, pur non avendo obblighi si reca al centro, ma al termine di questo percorso di recupero e riabilitativo i recidivi sono pochi».

Nel 2018 su 222 ammoniti dal questore a Milano per stalking (98), violenza domestica (77) e cyberbullismo (1), sono 176 coloro che si sono poi presentati ai colloqui con i professionisti del Cipm (un'équipe multidisciplinare di psicologi, psicoterapeuti e criminologi clinici). Al termine del percorso educativo quindi solo in dodici (il 6.7 per cento del totale) hanno ripreso a comportarsi aggressivamente o a perseguitare qualcuno, per una percentuale finale dell'80.63 per cento di successo. Quest'anno è andata ancora meglio. Gli ammoniti sono stati 119 e tra loro ben 101 - di cui 47 stalker e 54 responsabili di violenza domestica - si sono recati al Cipm. Tra questi i recidivi sono stati appena sei, con una percentuale di avviati al protocollo Zeus dell'84.7%.

La caratteristica di questo percorso di riflessione è la tempestività. «Il legislatore europeo dice che per prevenire la violenza domestica è fondamentale l'intervento immediato - precisa Giulini -, ma solo l'Italia prevede un intervento di primaria qualità amministrativa che comprende tra l'altro, alla fine, un monitoraggio della persona che viene accompagnata e mai abbandonata a se stessa».

Alla luce dei risultati ottenuti, analoghe iniziative ispirate a «Zeus» stanno vedendo la luce in diverse questure d'Italia, contribuendo alla costruzione di una rete di prevenzione. Ora l'appello da lanciare è a chi ancora si ostina a non denunciare. «Più se ne parla meglio è - insiste il questore - Anche se occupandoci, attraverso questo protocollo, di chi commette il reato, incidiamo sul fenomeno». E ricorda la presentazione, durante la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre) dell'edizione 2019 di...Questo non è amore, altro progetto che s'impegna nel diffondere una nuova cultura di genere e aiutare le vittime di violenza a vincere la paura di denunciare.

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