Coronavirus, clochard positivo al test: chiuso centro accoglienza

Un clochard è risultato positivo al coronavirus. L'uomo è stato ricoverato in ospedale e gli ospiti del centro d'accoglienza trasferiti in un' altra struttura

"Restate a casa". È il monito di questi giorni, quello che fa da eco alle misure di contenimento contenute nel Dpcm dell'8 marzo varato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per limitare la diffusione del coronavirus su tutto il territorio nazionale. Ma per chi una casa non ce l'ha, per chi è costretto a rifugiarsi al freddo di una stazione buia e deserta, le restrizioni non hanno alcun senso. E il rischio di un contagio è più che una eventualità remota. Così, i clochard si affidano alla sorte e alla cure dei volontari della Croce Rossa per scongiurare l'incedere repentino del virus. Ma non è abbastanza.

Secondo quanto riferisce l'agenzia stampa Agi, nella giornata di lunedì 16 marzo, un senzatetto è risultato positivo al tampone faringeo. La notizia, non ancora ufficializzata, è stata già confermata dal comune di Milano che ha disposto la chiusura di uno dei centri di accoglienza gestiti dall'amministrazione locale. Da un prima ricostruzione della vicenda, sembrerebbe che l'uomo abbia manifestato i sintomi dell'infezione respiratoria acuta nel pomeriggio di domenica 15 salvo poi peggiorare nelle ore serali. Soccorso dal personale del 118, il clochard è stato trasportato in ospedale dove è stato sottoposto alla profilassi protocollata per il Covid-19. Le persone con cui ha avuto contatti nelle ultime due settimane si trovano ora in isolamento domiciliare e sarebbero in codizioni di salute discrete. Il centro di accoglienza è stato chiuso e gli ospiti trasferiti in un'altra struttura.

In Italia ci sono circa 50mila clochard di cui solo 3mila sono presenti sul suolo della città meneghina. Durante l'anno, numerose associazioni di privati si occupano di garantire loro assistenza, letti e pasti caldi nelle giornate più fredde. Ma l'epidemia sta rischiando di spazzare via gli sforzi fatti finora imponendo un distanziamento sociale che non garantisce loro alcuna tutela per la salute. Le ronde notturne dei medici della Croce Rossa e degli altri volontari sono nettamente diminuite, con il personale ridotto all'osso per via della carenza di presidi sanitari adeguati. Mancano le mascherine, i guanti e le scorte di disinfettante scarseggiano. Qualcuno prova a lanciare un timido appello sui social: "Non lasciamoli soli, noi che siamo al sicuro nonostante l'incertezza dell'emergenza". Ma è un grido d'aiuto che sembra destinato a cadere nel vuoto, schiacciato dal boato di una pandemia che è sconvolge e al tempo stesso silenzia.

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