Con la crisi è boom di prestiti tra privati

Privati cittadini che si prestano i soldi tra di loro. Partendo da questa idea è nata una delle società che anche in periodo di crisi riesce a veder crescere il suo giro d'affari. In sintesi funziona così: si entra in un sito internet e dopo essersi registrati si può chiedere o offrire del denaro. I richiedenti espongono il loro progetto ai gestori della piattaforma online e, se passa l'esame degli esperti, viene spiegata ai prestatori che decidono se finanziarla. Prestiamoci, questo il nome del sito che fa capo alla società Agata, ha visto salire i numeri della sua comunità negli anni della crisi: da meno di duemila nel 2010 a settemila di oggi. E parliamo di utenti attivi perché calcolando chi segue il blog o si informa sul sistema siamo a oltre diecimila. Tra i primi, Milano e la Lombardia fanno la parte del leone non solo per le oltre mille persone registrate: la maggioranza dei contatti al sito sono generati dalla regione e allo stesso tempo è la zona geografica dove risiedono un quarto dei prestatori attivi. Senza contare che il 17% dei prestiti erogati è stato accordato proprio a cittadini lombardi.
L'idea di importare un sistema americano è stata di Mariano Carozzi, milanese trapiantato a Ivrea, con alle spalle una famiglia brianzola: negli Stati Uniti il «social lending», cioè la raccolta di fondi tra privati cittadini è in uso da anni. Nel Belpaese invece è appena arrivata ed è stata italianizzata per le differenze normative: una società simile a Prestiamoci è stata chiusa dalla Banca d'Italia per un periodo perché le leggi per raccogliere soldi sono più stringenti che negli Usa. Nonostante ciò a questo settore non mancano i numeri: ad oggi attraverso il sito di Carozzi sono transitati 1,2 milioni di euro per 244 progetti che vanno dalle spese mediche a quelle generiche per la famiglia. Ma c'è anche chi chiede soldi per cambiare l'auto o per ristrutturare una parte della casa. Tutte persone che nella gran parte dei casi, esattamente l'84%, rientra dai prestiti senza alcun problema e che per un altro 9% lo fa senza troppe difficoltà. E comunque il rischio viene sempre ridotto dal sistema di frazionamento del capitale investito: chi mette a disposizione i liquidi sceglie il genere di investimento, ad esempio in base al tempo di rientro o a agli interessi che vuole recuperare, poi gli stessi gestori del sito provvederanno a suddividerlo in tante piccole quote. Nel complesso un sistema per ottenere o investire i propri risparmi a dei tassi che sono lievemente più bassi dei normali valori applicati dalle banche. Per capire quanto margine di sviluppo abbia ancora questa attività basta vedere le richieste avute ultimamente: solo a luglio sono arrivate domande di finanziamento per oltre un milione di euro. Un dato in crescita rispetto anche solo agli ultimi mesi e causato anche dalle contingenze del sistema economico.
La selezione dei progetti però elimina molti dei richiedenti, non solo per motivi di soldi: «Oltre a controllare l'affidabilità economica di chi vuole il prestito – spiega Carozzi – controlliamo anche chi è la persona in relazione a ciò che ci chiede: se uno si dichiara ambientalista e ecologista e poi ci chiede denaro per un fucile da caccia, come minimo prima gli facciamo qualche altra domanda per capire fino a che punto sembri solo a noi una richiesta singolare». Una forma di tutela e accertamento che fa sì che i crediti a rischio sul capitale erogato sia inferiore al 7 per cento.

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