«Devi convincere quel giudice a far vincere il mio Onda»

Così il boss del clan dei calabresi che ha messo le mani su Expo «istruiva» la escort prima del concorso canino

Luca Fazzo

Certo, non è il reato più grave nel marasma di corruzioni, subappalti e aste truccate che la Guardia di finanza ha scoperto indagando sugli affari al Nord dei clan di Locri. Ma la storia di Onda dei Calabresi è interessante perché porta a chiedersi se esista al mondo una zona al riparo dalla corruzione: visto che si truccano persino i concorsi di bellezza per cani, e se anche un serio giudice tedesco fa comprare il suo voto in cambio di una notte di sesso.

Onda dei Calabresi è un simpatico cagnolone con cui non viene voglia di litigare: sei anni, quarantadue chili per sessanta centimetri, neanche un filo di grasso. Onda è il fiore all'occhiello del «Rottweiler dei Calabresi», uno degli allevamenti più in vista nel mondo delle competizioni specializzate. Padrone e mente dell'allevamento, un signore che si chiama Salvatore Piccoli, e che oggi è in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e a una lunga serie di altri reati, accusato di avere applicato nel mondo degli appalti lombardi metodi da malavita calabrese: «Voi non sapete con chi avete a che fare, vi butto giù i grattacieli, i palazzi, noi siamo calabresi, noi bruciamo qua», dice un giorno Piccoli a un imprenditore settentrionale.

Per la Guardia di finanza, Piccoli è socio in rapporti stretti con Antonio Stefano, braccio destro del boss Giuseppe Coluccio. Ma Piccoli non ha solo la passione degli appalti. Ha anche quella dei rottweiler. Il suo allevamento è attaccato a casa sua, a Zandobbio, vicino Bergamo; e insieme a lui i cani si trasferiscono quando Piccoli trasloca a Carobbio degli Angeli.

Quando, in piena Expo, le Fiamme gialle di Locri, salite al Nord sulle tracce dei clan, cominciano a tampinare Piccoli per gli appalti, si imbattono anche nella sua passione per i cani: e nei metodi che usa per farli vincere. Le intercettazioni contenute nel rapporto che la Finanza di Locri invia in Procura l'1 luglio scorso sono eloquenti.

Il 10 giugno 2015 Piccoli chiama una sua amica, Sara, marocchina, professione escort. «Stai lavorando la sera?», «No, non sto facendo niente», «Se ho una persona per te, vai?», «Chi è questa persona?», «Un giudice dei cani», «Va bene», «Non è che è un figo, te lo dico», «Non mi fotte un c..., lo sai. Manco tu eri un figo ma ci scopavo lo stesso». E cinque minuti dopo: «Se ti chiede hai diciott'anni», «Va bene», risponde lei, che in realtà ne ha 26. «Mandami qualche foto che non ho dietro il portafoglio».

Ed è così che gli investigatori delle Fiamme gialle, abituati a dare la caccia a narcos e politici, si trovano a che fare con Uwe Petermann. È lui, il «giudice dei cani» che Sara deve incontrare su incarico del suo amico allevatore. Scoprono che Petermann è un importante giudice per conto dell'Adrk, il club tedesco dei rottweiler: «E siccome i rottweiler sono originari della Germania - racconta ieri Carla Romanelli, massima esperta italiana in materia - è chiaro che Petermann è un'autorità quasi indiscussa». In quei giorni, Petermann è a Milano come giudice del World Dog Show, la più importante mostra canina del mondo, che si tiene in contemporanea ad Expo e poco distante, alla fiera di Rho. E l'obiettivo di Piccoli è uno solo: far vincere il titolo di campione del mondo a Onda dei Calabresi. Scrive la Guardia di finanza: «Acquisire un titolo di campione del mondo comporta un elevato ritorno economico perché accresce notevolmente il valore dei cuccioli generati dal cane che ha conseguito il titolo».

Il 12 giugno, il venerdì per cui Sara si è tenuta libera, Piccoli manda uno dei suoi uomini a prelevare il giudice Petermann nell'albergo. Quello che accada dopo, è lasciato all'immaginazione. Più facile scoprire come va a finire la gara: il campione del mondo è Onda dei Calabresi. I giudici sono due, Carla Romanelli e Uwe Petermann. «Ma la suddivisone era precisa - racconta ieri la Romanelli - io mi occupavo delle femmine, e Petermann dei maschi».

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