Dodici milioni a fondo perso Nei guai l'Agenzia del lavoro

L'inchiesta dura nove anni, indagati quattro dirigenti Il portale d'oro ha inghiottito denaro senza funzionare

Luca Fazzo

Un pozzo senza fondo, che in nome della modernizzazione del mercato del lavoro inghiottiva milioni su milioni e distribuiva compensi a cinque zeri per consulenze inutili, affidate spesso in base all'affinità politica. Questo era diventata, secondo la Corte dei Conti, l'Agenzia regionale per il Lavoro, direttamente controllata dalla Regione. Ora la Procura presso la Corte dei conti si prepara a chiedere i danni ai responsabili. Peccato che l'indagine della Procura abbia avuto tempi incredibilmente lunghi: il primo esposto, firmato dai revisori dei conti dell'Agenzia, porta la data dell'ottobre 2007. Ci sono voluti più di nove anni per arrivare ad accertare che le accuse dei revisori erano tutte vere.

Quattro i dirigenti che sono stati raggiunti dalle contestazioni della Procura. Tra questi ci sarebbe Francesca Pasquini, direttore dell'Agenzia fino al 2008. Non ci sono politici indagati. Ma la lettura dell'esposto dei revisori e dell'ispezione della Ragioneria dello Stato disposta un anno dopo dal ministero delle Finanze, indica chiaramente l'area della Compagnia delle opere come beneficiaria di buona parte delle consulenze più ghiotte. Nel 2006 e nel 2007 si arrivò al punto che i revisori dei conti rifiutarono di certificare i bilanci, ma si dovette attendere il 2008 perché la presidenza della Regione - cui erano stati indirizzati i report semestrali dei revisori - intervenisse, sostituendo la direttrice. Da allora in poi funzioni e bilancio dell'Agenzia sono stati drasticamente ridimensionati, passando dagli oltre cinquanta milioni ai circa sei attuali.

Nel frattempo, però, l'Agenzia per il lavoro aveva continuato a inghiottire fondi. Ieri la Corte dei conti ha quantificato in 12 milioni di euro le spese per consulenze irregolari nel periodo 2005-2010; nel solo 2005 gli incarichi esterni sarebbero stati 117 con una spesa di 1,2 milioni di euro, di cui quasi la metà irregolari. Secondo le indagini della Guardia di finanza, i nomi dei consulenti si ripetono in continuazione, anche se cambia l'oggetto della consulenza, che spesso è così vago da rendere impossibile verificare se il lavoro sia stato davvero effettuato.

E ci sono altri buchi neri. Come il famoso portale Borsalavorolombardia, destinato a favorire l'incrocio telematico tra domanda e offerta: doveva costare quattordici milioni, ne è costato diciotto, non ha mai funzionato e ora giace seminutilizzato, con la sua disarmante classifica dei lavori più richiesti: un posto da serigrafista, un posto da rappresentante, eccetera. Ci sono le assunzioni di dirigenti avvenute quasi tutte senza concorso, utilizzando una legge regionale che però imporrebbe un tetto massimo alle chiamate dirette. E i premi di produzione per gli impiegati dell'Agenzia, dispensati «a pioggia» senza nessun rapporto con la effettiva solerzia sul lavoro.

Ora, anche se con inspiegabile ritardo, la magistratura contabile inizia a chiudere il cerchio dell'indagine e a cercare di recuperare i danni subiti dalle casse regionali. Ma il tema delle consulenze esterne offre un precedente non benaugurante: quando una vicenda analoga emerse al Comune di Milano (e i nomi dei beneficiati erano in alcuni casi gli stessi di oggi) la Corte dei Conti quantificò il danno in 11 milioni di euro. Ne vennero recuperati meno di 400mila.

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