Ecco i legami segreti fra moschee milanesi e Fratelli musulmani

Ecco i legami segreti fra moschee milanesi e Fratelli musulmani

«Andare alla manifestazione del 25 aprile con la bandiera israeliana significa insultare la resistenza». Così domenica scorsa ha parlato Davide Piccardo, leader del Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche milanesi di cui fanno parte molte comunità di pessima fama come quella di viale Jenner. Ma se l'assessore Pierfrancesco Majorino già minimizza, vale la pena sottolineare che non si tratta solo di una gaffe, bensì di una strategia ben precisa del Caim, che ha già suscitato più volte le reazioni preoccupate della Comunità ebraica. Non solo: i legami con i Fratelli musulmani e con imam che inneggiano alla violenza e alla guerra santa sono documentati. Eppure oggi pomeriggio, nonostante tutti i segnali di allarme, ancora una volta Palazzo Marino ha convocato i rappresentanti del Caim.
La preoccupazione della Comunità ebraica italiana si era già sollevata alla fine dello scorso Ramadan, quando ospite d'onore del Caim all'Arena (alla presenza dell'assessore all'Educazione Francesco Cappelli) è stato Riyad al-Bustanji, che pure - denunciava la Comunità ebraica - aveva fatto «affermazioni di una gravità inaudita, che incitano al terrorismo e all'odio nei confronti di Israele». A una tv satellitare mediorientale aveva addirittura raccontato di aver portato sua figlia a Gaza perché si preparasse alla jihad e al martirio kamikaze. Le ragioni di inquietudine non si fermano qui. L'attuale responsabile delle Relazioni interne del Caim è Ahmed Abdel Aziz, fondatore del Comitato Libertà e Democrazia per l'Egitto, molto vicino ai Fratelli Musulmani, e che ha come sede la stessa dei Giovani Musulmani d'Italia.
La base comune è viale Monza, 50. Lo stesso indirizzo del Caim. E nonostante nomi rassicuranti come libertà e democrazia, si tratta di associazioni con simpatie e frequentazioni radicali. Così, viale Monza 50 è un indirizzo dai connotati sempre più inquietanti. Tra gli invitati all'ultimo convegno nazionale dei Giovani musulmani italiani, per esempio, era presente, accanto a diversi membri del direttivo Caim, il solito Al-Bustanji.
«La marcia della speranza» è un altro nome bello e tranquillizzante, scelto per la manifestazione del 31 agosto scorso, organizzata proprio dal Comitato Libertà e Democrazia. Eppure erano presenti rappresentanti di molte associazioni islamiche vicine ai Fratelli Musulmani. Non una vicinanza a livello personale, come in passato è stato detto per giustificare le simpatie di Piccardo, ma presenze ufficiali, a nome delle associazioni radicali di cui fanno parte.
Sul piano delle relazioni personali, il fratello del responsabile relazioni interne del Caim, Omar Abdel-Aziz, sfoggia su Facebook una foto che lo ritrae la scorsa estate al Cairo accanto a Salah Sultan. Sultan è un esponente dei Fratelli Musulmani egiziani, noto per le sue dichiarazioni contro cristiani e ebrei: il governo degli Stati Uniti gli ha sospeso il conferimento della cittadinanza. Secondo la Muslim Brotherhood Daily Watch, Sultan ha più volte incitato ad azioni violente: tra l'altro, ha detto che è legittimo per qualsiasi egiziano uccidere sionisti incontrati in Egitto.
Tra le altre frequentazioni Musa Cerantonio, un convertito italo-australiano ritenuto dal Centro internazionale per lo studio degli estremismi (Icrs) «tra le più influenti guide spirituali per i jihadisti in partenza per la Siria». Su Facebook ha più volte dichiarato il suo credo nella guerra santa: la sua pagina è stata chiusa. Eppure è stato ospite della moschea di Cascina Gobba.
Ce n'è abbastanza per smettere anche solo di pensare a una moschea targata Caim.

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