Ex depositi e macellerie: le moschee segrete spaventano la Lombardia

Le segnalazioni alla Regione da 664 Comuni Cresce il numero dei centri islamici a rischio

Ex depositi e macellerie: le moschee segrete spaventano la Lombardia

A Castelmaggiore, in provincia di Cremona, gli islamici pregano da anni in una macelleria, tra carni appese e banconi. A Costa Masnaga, nel lecchese, la sala riunioni dell'associazione La Speranza è stata trasformata in una moschea. Ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo, la preghiera del venerdì si fa in un ex deposito, un magazzino in cui in teoria ha sede un'associazione culturale. E chi più ne ha più ne metta.

Le moschee abusive lombarde hanno mille forme. Tutte un'unica modalità: sulla carta risultano centri culturali islamici, nella realtà sono luoghi di culto fatti e finiti. Dopo dibattiti e lezioni di arabo, organizzano momenti di preghiera. E qualcuno lo scrive persino in qualche meandro dello statuto, inglobando il «culto» tra le attività dell'associazione. A scattare una fotografia, per ora parziale, della situazione è l'assessorato regionale all'Urbanistica di Viviana Beccalossi, che ha in mano anche le deleghe contro la radicalizzazione islamica. Qualche settimana fa l'assessorato ha lanciato un appello a tutti i comuni della regione perché segnalassero la presenza di moschee o centri illegittimi sul loro territorio. Hanno risposto, per ora, in 664, tra cui il Comune di Milano che rimanda al Piano di governo del territorio, senza indicare casi evidenti di moschee clandestine (contro le quali, peraltro, si è dichiarato parte civile in azioni legali promosse da privati cittadini). «Milano non collabora - commenta stizzito Riccardo De Corato (Fdi) - Un atteggiamento grave e sprezzante».

«Così come la maggior parte dei profughi non raccontano la verità e sono in realtà clandestini - commenta l'assessore Beccalossi - senza alcun requisito per ottenere il diritto d'asilo, in Lombardia esistono molti luoghi di culto mascherati da associazioni culturali islamiche in siti nei quali non esistono i presupposti amministrativi, urbanistici e di sicurezza per esercitare il culto».

Nel 10 per cento dei casi, sono emerse situazioni che meritano di essere approfondite e i Comuni hanno espresso preoccupazione per realtà clandestine ma, nei fatti, radicate e consolidate sul territorio. Inestirpabili.

Tra le lettere arrivare sulle scrivania del Pirellone, manca quella di Sesto San Giovanni che ha già aperto il cantiere per costruire la sua moschea. Il Comune di Castano Primo dice invece di aver ricevuto la richiesta per allestire uno spazio culturale ma nel progetto si è visto richiedere il permesso per costruire 12 lavatoi. Un po' troppi per una semplice associazione.

Con la mappa alla mano, ora il Pirellone comincerà la sua analisi dei dati. «In questi giorni - spiega Viviana Beccalossi - i miei uffici completeranno il lavoro di mappatura delle segnalazioni e, assieme al presidente Maroni, valuteremo come utilizzare al meglio questi dati, in un'ottica di collaborazione con gli enti locali e le forze dell'ordine, in nome della trasparenza che deve essere garantita sempre, sia per hi nei luoghi di culto si reca per pregare sia di chi, come noi, a fronte di fenomeni spesso troppo grigi, ha il sacrosanto diritto di vigilare».

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