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Da "Foody" a "Gate", Expo non parla italiano

Foody, Expo Gate e ora Cirque du Soleil: un EXPO poco Italiana

Foody, Expo Gate e ora Cirque du Soleil: un EXPO poco Italiana. Sono ancora roventi le polemiche per voler a tutti i costi caratterizzare l'Esposizione Universale con idiomi e slogan che non valorizzano la nostra lingua. La conoscenza della lingua italiana, al di là della pesante emigrazione dei nostri connazionali, si è diffusa nel mondo grazie al nostro meraviglioso patrimonio letterario, musicale e culturale che ha portato al suo studio quella fascia di popolazione interessata a questi temi, insomma l'italiano è conosciuto nel mondo come la “lingua colta” e per sua natura Universale. Quindi l'Esposizione Universale che si terrà a Milano tra qualche mese poteva essere un'occasione fantastica per la diffusione ed il rafforzamento di questa vocazione ed invece. Si è iniziato con la mascotte che, al di là che è stata catalogata come la più brutta mascotte mai scelta per una manifestazione, misteriosamente è stato scelto, dalla Disney (?!?) questo nome “Foody” che con l'italiano sembra c'entri molto poco. Poi il punto informativo (chiamato naturalmente infopoint), la porta dell'esposizione che viene progettato nella terra di Bruno Munari, Giò Ponti o Gae Aulenti una perla del design nostrano che, oltre ad oscurare il Castello Sforzesco e sconvolgere la viabilità di un intero quartiere, è stato chiamato “Expo Gate”.

E arriviamo ad “Allavita!”, lo spettacolo che il Cirque du Soleil realizzerà per Expo 2015, lo spettacolo - una limited edition solo milanese - andrà in scena nell'Open Air Theater (più semplicemente Teatro all'aperto....), anfiteatro capace di ospitare circa 11mila persone, dal 6 maggio al 23 agosto. Francamente questa notizia non poteva non riempire i giornali e la rete. Ad alzare una voce di dissenso è tutto il mondo del palcoscenico italiano per una volta compatto nel gridare la loro indignazione, ma anche tanti semplici cittadini, con il lancio, da parte del regista lombardo Piero Maccarinelli di una petizione su change.org, che si rivolge direttamente al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, in cui si chiede di «sostituire il Cirque du Soleil con importanti realtà culturali italiane ad Expo 2015». Il dissenso serpeggia dappertutto, non tanto contro il Cirque du Soleil, ma contro chi ha voluto questa ulteriore scelta che penalizza tutti i validi artisti italiani che abbiamo, gli spettacoli, le compagnie e la nostra cultura teatrale. Ad alimentare la polemica c'è il costo dell'allestimento che, per 3 mesi di repliche, è pari a 8 milioni e 415mila euro, una cifra completamente a carico di Expo Spa i cui azionisti sono Ministero dell'Economia, socio di maggioranza, a cui si sommano Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia e Camera di Commercio di Milano. Insomma, a pagare sono in larga parte i contribuenti.

Ci chiediamo può l'AD di Expo 2015 affermare che la compagnia canadese rappresenti «l'universalità del pubblico che visiterà Expo Milano 2015», ma non siamo la città della Scala e del Piccolo, viviamo nel Paese dell'opera lirica e dell'Arlecchino?

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