Forza Italia, No senza paura «Vota la gente non la Borsa»

Il faccia a faccia fra la segretaria azzurra Gelmini e la sottosegretaria milanese del Pd Borletti Buitoni

Alberto Giannoni

Ultimi tre giorni per convincere gli elettori. E nella battaglia del referendum costituzionale che si conclude domenica, grande peso avrà il voto di Milano, degli elettori centristi e moderati, dei giovani. Proprio il target chiamato ad assistere ieri, da Hub Giovani, al confronto fra Ilaria Borletti Buitoni e Mariastella Gelmini, in uno dei rari faccia a faccia di una campagna condotta da schieramenti condannati all'incomunicabilità. Non si sono viste barricate, però, al circolo filologico di via Clerici. La sottosegretaria alla Cultura, eletta alla Camera con Scelta civica, ha tentato di ricondurre la nuova Costituzione targata Pd alle stesse ragioni che avevano ispirato la riforma del 2005 voluta dal centrodestra. Per tutta risposta la vice capogruppo di Forza Italia ha spiegato soprattutto le ragioni di chi le riforme, in effetti, le vuole, e da sempre, ma fatte bene. «La mia parte non ha mai pensato al dogma della intangibilità della Costituzione, noi abbiamo provato a cambiarla. Non ho mai fatto i girotondi per difenderla. Le ragioni del No non partono né dal pregiudizio né dalla convinzione che tutto vada bene così. Ma da ragioni di merito».

La riforma nel merito dunque. È fatta male o è il meglio che si potesse ottenere? «Io giro con il libretto della Costituzione nella borsa - ha giurato la deputata milanese - e non sono una politica di professione. In questa riforma - ha ammesso - ci sono punti deboli (non aver toccato le Regioni a statuto speciale, non aver rafforzato i poteri del premier, ndr) ma è coerente e può essere una svolta». Punto di vista opposto per la azzurra Gelmini: «Io la voterei una riforma che fosse o particolarmente condivisa o quasi perfetta. In questo caso non c'è neanche una di queste sue condizioni».

Dalle urne, domenica sera, arriverà comunque un verdetto sul governo: «Il punto vero che sento dal fronte del No - ha contestato Borletti Buitoni - è mandiamo a casa Renzi. Ora non cadiamo nel tranello della pura strumentalizzazione». Ma anche il No politico ha una sua precisa storia: «Il premier ha commesso un errore - ha spiegato Gelmini - ha personalizzato e questo rischia di pagarlo il Paese». Il voto e il futuro dell'Italia, l'ultima incognita. Già si fanno sentire i tamburi lontani dello spread e della crisi bancaria, spauracchi spesso agitati per condizionare i riflessi degli indecisi. Borletti ha escluso toni apocalittici ma ha avvertito: «I mercati, in un Paese fragile come il nostro, vogliono stabilità e la vittoria del Sì rafforza il governo. L'indebolimento può esporci ai capricci dei mercati». «La democrazia e il popolo vengono prima dei mercati - l'altolà di Gelmini - Il popolo è sovrano non la Borsa. Non si può svendere la nostra Costituzione al plauso dell'Europa».

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