Già mille ragazzi aiutati dal centro milanese contro il cyberbullismo

Prima struttura per il disagio dei ragazzi La metà si dichiara vittima del fenomeno

Già mille ragazzi aiutati dal centro milanese contro il cyberbullismo

Fino a ieri sono 1112 i ragazzi arrivati dal primo gennaio 2016 al Centro multidisciplinare sul disagio adolescenziale contro il bullismo, fondato nel 2008 dal professor Luca Bernardo, direttore della casa pediatrica del Fatebenefratelli. Prima e unica struttura in Italia specializzata su questa piaga sociale fondata dinamiche primitive. Rispetto al 2015 si registra un incremento dell'8%. Il 50% dei ragazzi dichiara di aver subito almeno un fenomeno di bullismo, soprattutto via internet. Una delle storie più toccanti raccontate da Bernardo, durante un convegno tenutosi ieri all'NHow Hotel, è quella di una ragazza passata da vittima a bulla. I giovani del centro sono soprattutto milanesi e lombardi, ma arrivano anche da Svizzera e Sicilia. L'80% di loro viene colpita tramite la rete, ovvero 888 adolescenti.

«Negli ultimi dieci giorni ho ricoverato dieci bambini - conferma Bernardo -. L'ultimo, di 8 anni, vittima di un coetaneo. Maschi e femmine sono in numero uguale. La femmina bulla è bella e intelligente, il maschio spesso non è né l'uno e né l'altro. Il centro sta lavorando molto bene, tanto che altre regioni vogliono applicare il nostro metodo. Per contrastare il fenomeno è necessaria una catena di coesione tra famiglia, scuola e forze dell'ordine. Purtroppo nei gruppi bulli circolano molto alcol e droga».

Fondamentale è distinguere il bullismo che si scatena prima dei vent'anni e quello dopo. Il metodo elaborato dal professor Bernardo crea operatori di prevenzione del fenomeno che agiscono all'interno della scuola. Nel 2015 il centro del Fatebenefratelli e il Miur (Ministero dell'istruzione, università e ricerca) hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per creare un presidio operativo milanese dedicato a Carolina Picchio, la novarese di 14 anni prima vittima di cyberbullismo, presidio a cui sta lavorando anche Paolo Picchio, padre di Carolina. «Il problema è sempre lo stesso - rimarca l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione bicamerale per l'infanzia -. Nonostante il protocollo il governo non ha ancora stanziato la cifra promessa, 140 mila euro annui al centro del Fatebenefratelli, evidentemente più interessato a dare soldi alla campagna per il referendum che a salvare i giovani».

Il 6% degli adolescenti incappa nel cyberbullismo, di questi l'11% ha tentato il suicidio almeno una volta e tutti dichiarano di essere depressi. Impellente è il cammino del disegno di legge della senatrice Elena Ferrara, maestra di musica di Carolina Picchio, ddl già passato in senato.

«Per quanto riguarda questo testo sono stati rafforzati e resi più efficaci gli strumenti per far cessare le condotte persecutorie sul web - commenta Michela Brambilla - in modo da ottenere, entro 48 ore dalla richiesta, la rimozione dei contenuti sensibili da parte dei gestori. Altrimenti interverrà il Garante della privacy. È stata introdotta un'aggravante specifica del reato di atti persecutori che prevede per lo stalking informatico o telematico la reclusione da 1 a 6 anni». Lungimiranza della prevenzione e fattibilità della punizione: questi i due fronti su cui ci si deve muovere. «Oggi abbiamo tenuto questo incontro all'interno di un congresso di pediatria - spiega Paolo Picchio -. Finlandia, Danimarca e Spagna hanno già capito che il bullismo è causato da una mentalità da rovesciare fin dalla più tenera infanzia. Spezziamo il velo che copre gli occhi dell'uomo, impedendogli di amare il prossimo».

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