Le grandi tele di Kirkeby il «Geologo»

Mimmo di Marzio

Ci sono tanti modi per organizzare una mostra pubblica. Uno, il più semplice e assai in voga sotto la Madonnina, è quello di puntare su nomi popolari «affittando» pacchetti chiavi in mano. Un altro sta nel cercare di educare il gusto del pubblico facendo riscoprire artisti meno noti ai più ma di indiscusso valore, dando fondo alla ricerca e al contributo delle collezioni pubbliche e private. Un esempio eccellente è offerto dalla mostra che il Museo d'Arte di Mendrisio dedica al maestro scandinavo Per Kirkeby, classe 1938, indiscusso caposcuola della pittura neospressionista europea degli anni Settanta (fino al 29/1/2017, catalogo Skira). Un personaggio a tutto tondo, Kirkeby, appassionato uomo di scienza (geologo), ma anche architetto, disegnatore di scenografie e costumi, nonchè cineasta e collaboratore del regista Lars von Trier per celebri pellicole. L'antologica di Mendrisio, che consta di 33 tele di grandi dimensioni, 30 acquarelli e sei sculture, è un'occasione da non perdere in quanto offre una rappresentazione esaustiva sulla figura di un artista esposto nei musei di tutta Europa. Consacrato a livello europeo alla Biennale di Venezia del 1976, Kirkeby fa parte della grande onda pittorica che negli anni Settanta si affiancò e si contrappose all'Arte Concettuale, e che vide tra i protagonisti maestri come Gerhard Richter, Sigmar Polke, Markus Lupertz e George Baselitz. Viaggiatore insancabile ed esploratore, nella sua opera trionfa l'elemento naturalistico figlio della passione per i paesaggi nordici e per la geologia, in un tripudio di accesi cromatismi e materia graffiante.

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