I campioni paralimpici vincono in passerella e insegnano il coraggio

Si chiude con successo la rassegna del film sportivo: molte le opere sugli atleti disabili

Antonio Ruzzo

Oltre 140 proiezioni selezionate tra 73 Nazioni, 4 Mostre, 8 Meeting, 2 Workshop, 7 Eventi Collaterali di sport e cultura distribuiti in diverse sedi della città in collaborazione con organizzazioni culturali, accademiche e sportive, 23 Premiazioni di ospiti internazionali. «Sport movies and tv», il festival della cinematografia sportiva si è chiuso ieri a Milano e ha visto al Pirellone l'arrivo del ministro dei beni Culturali Dario Franceschini per la consegna delle Guirlande e delle Mention d'honneur, le massime onorificenze. Tanti i premiati: dal presidente del Torino Urbano Cairo al direttore della Gazzetta Andrea Monti e, nei giorni scorsi a Martina Caironi portabandiera della nazionale paralimpica a Rio e medaglia d'oro nei 100 metri e Luca Pancalli Presidente del Cip, il Comitato Italiano Paralimpico che ha concesso il prestigioso Patrocinio all'evento per «importanza degli argomenti trattati e le finalità che esso si prefigge».

E lo sport paralimpico è stato protagonista di questa edizione. Una giornata speciale dedicata agli atleti paralimpici e a Bebe Vio, senza dubbio il simbolo di un movimento in crescita e che nelle ultime olimpiadi di Rio ha catturato l'attenzione di tantissimi appassionati che hanno seguito le gare sulle reti Rai. La storia dell'azzurra oro nel fioretto a Rio è stata raccontata nel film presentato nella sala del parlamentino di palazzo Giureconsulti, «Made in Italy Il lungo viaggio verso Rio». Bebe è diventata un simbolo, è stata ospite del presidente degli Stati Uniti Obama alla Casa Bianca, ha fatto un selfie con lui, è la prova che nonostante tutto con la volontà, con la determinazione si arriva ovunque. Che c'è sempre una vita da vivere. E la vita della Vio iniziata come un incubo si è poi trasformata in favola. Costretta su una sedia a rotelle per una meningite, è la più bella testimonianza del coraggio e della forza che servono per superare le difficoltà della vita, anche attraverso lo sport. «Il lungo viaggio verso Rio» di Francesco Fasiolo con la regia di Sonny Anzelotti racconta questa avventura. Racconta il sogno, le aspettative, la fatica e le difficoltà di una ragazza che è soprattutto un'atleta con la vivacità, la voglia di vivere e l'ironia che Bebe porta sempre con sé: «La sera prima di andare a dormire - racconta nel film - metto in carica il cellulare, l'Ipad... e le mie mani». Il «Festival internazionale del cinema e della televisione sportiva» però ha raccontato anche tante altre storie, come quella di Martina Caironi che ne L'aria sul viso rivive tutti i mesi di preparazione ai Giochi Paralimpici o di Mikhail Pulyaev, il judoka russo più forte di sempre che, squalificato per il caso del meldonium come alcuni altri suoi connazionali pochi mesi prima dei Giochi, combatte la sua battaglia per andare a Rio. E ancora. Dai miti del calcio alla maratona di Zatopek, all'infinita epopea di Gino Bartali, all'«Eroica», la sfida di Gaiole in Chianti, dove ogni anno migliaia di appassionati pedalano ricordando il ciclismo che fu.

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