I familiari ricordano l'uomo: «Infanzia tra moto e pasticcini» «E amava le barzellette spinte»

Il racconto privato del figlio-collega e delle nipoti

Spezzoni di vita famigliare e flash di Veronesi-padre emergono nella lettera che il figlio Paolo, chirurgo all'Istituto europeo di Oncologia, legge durante la cerimonia: «è la prima volta che scrivo una lettera a mio padre», spiega trattenendo la commozione. «Le ultime parole che ti ho sentito dire pochissimi giorni fa, mentre guardavi la mamma china su di te e le facevi una carezza sul viso, sono state: Come sei bella, Susy. Mi sono commosso. È proprio grazie alla mamma che la nostra famiglia è ancora così unita. Voglio assicurarti che non resterà mai sola». Scorrono le immagini dei pranzi della domenica in famiglia, il vassoio di pasticcini che Paolo e i suoi fratelli e sorelle facevano a gara a divorare, gli anni Settanta e le corse in moto lungo le rive del Lago Maggiore, quel campo infinito in via Ripamonti dove andava in pellegrinaggio con la famiglia. «Erano gli anni Novanta e tu mi dicevi qui sorgerà un grande istituto oncologico. Io pensavo: a cosa serve, se a Milano c'è già l'Istituto dei tumori più importante d'Italia, tra l'altro reso grande proprio da te? Ma come sempre guardavi all'Italia, guardavi avanti».

Quale eredità? «I soldi non ti interessavano, ci hai lasciato gli ideali, un'eredità morale che per me, ha un valore inestimabile - spiega Paolo-. Certo non tutti ti hanno amato, hai suscitato invidia, tante persone hanno provato a ferirti, ma non te ne sei mai curato. Eri sempre pronto a giustificare chiunque, convinto che l'essere umano è per sua natura intrinsecamente buono. A dire la verità non sono proprio sicuro che tu fossi buono, ma sicuramente eri giusto».

«Il nonno era una persona spettacolare, di una umanità unica e di una cultura incredibile - ricorda la prima nipote Elena- che ha reso il mondo un posto migliore. Aveva una parola gentile per tutti e una voce che calmava l'anima. Era un uomo pacato e tranquillo, ma sapeva essere spiritoso e simpatico, era il primo a fare battute e a raccontare barzellette un po' spinte». Anche Elena ricorda i «tanti pranzi alla domenica, con almeno 20 persone attorno al tavolo, e i Natali passati tutti insieme, i dibattiti accesi da cui abbiamo imparato molto di più che sui libri».

Accompagnata dal dolce suono dell'arpa la nipote Gaia ha dedicato al nonno «la sua poesia preferita: L'addormentato nella valle di Arthur Rimbaud.

MBr

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