I professori morti per servire lo Stato

Ricordiamoli oggi con le vittime di mafia e del terrorismo rosso

(...) alla crescita del capitale sociale. Il professor Fausto Cuocolo grande costituzionalista e studioso del regionalismo italiano viene gambizzato dalle Brigate Rosse il 31 maggio 1979, durante gli esami nell'aula 3 dell'Università di Genova. Il professor Vittorio Bachelet è assassinato dalle Brigate Rosse nell'atrio della facoltà di Scienze politiche della Sapienza di Roma dopo una lezione, il 12 febbraio 1980; di fianco la sua giovane assistente, Rosy Bindi. Il professor Guido Galli viene assassinato da Prima Linea il 19 marzo 1980, prima di cominciare la lezione di criminologia davanti all'aula 309 dell'Università degli studi di Milano, in via Festa del Perdono. Roberto Ruffilli si è formato all'Isap, l'Istituto per la Scienza dell'Amministrazione pubblica di Milano, fondato da Feliciano Benvenuti e Gianfranco Miglio: cade ucciso da due brigatisti che, travestiti da postini, suonano alla sua abitazione di Forlì il 16 aprile 1988, dove il professore è rientrato dopo una conferenza. Il professor Massimo D'Antona viene assassinato in via Salaria, a Roma, dalle Nuove Brigate Rosse. Il professor Marco Biagi è ucciso dalle Nuove Brigate Rosse la sera del 19 marzo 2002 mentre rientra a casa in bicicletta, dalla stazione ferroviaria di Bologna, dopo aver fatto lezione all'Università di Modena dov'era «incardinato».

Anche Aldo Moro (nella foto) era un professore universitario. Insegnava Diritto e Procedura penale, prima a Bari e poi alla facoltà di Scienze politiche dell'Università di Roma. Malgrado gli impegni istituzionali e politici, Moro si spese nell'insegnamento universitario sino al rapimento organizzato dalle Brigate Rosse. Una delle borse a bordo della Fiat 130 blu crivellata di colpi in via Fani e sulla quale viaggiava il presidente della Dc quella mattina del 16 marzo 1978, conteneva infatti le tesi di laurea che il professor Aldo Moro avrebbe portato in discussione all'imminente sessione di laurea. In quel tempo si poteva ancora fare il parlamentare o il ministro e conservare l'insegnamento senza andare come adesso in aspettativa.

Nel giorno in cui ricordiamo i servitori dello Stato, pensiamo anche al sacrificio dei professori che hanno onorato sino in fondo il magistero accademico. Offrendo con la vita la loro dedizione al sapere, alla ricerca e al progresso scientifico. Nel nome della libertà intellettuale e della qualità della nostra democrazia. Antichi Maestri che non ci sono più. Requiem.

Stefano Bruno Galli

assessore alla Cultura Regione Lombardia