I ricoveri un decimo del 2020. E positività 50 volte inferiore

Dati confortanti nonostante l'alto numero di tamponi. Bertolaso: "Subito i richiami: Gran Bretagna insegna"

I ricoveri un decimo del 2020. E positività 50 volte inferiore

«Tutto sotto controllo» Mentre la Lombardia si conferma in zona bianca (da 20 settimane circa) i dati restano confortanti e il confronto con il 2020 la dice lunga sull'impatto che ha avuto la campagna vaccinale.

La Regione ha somministrato 15 milioni e 700mila dosi, il 90% di quelle ricevute; le persone vaccinate risultano 7.925.030 e con 157.542 dosi la Lombardia guarda tutti dall'alto verso il basso. Tutto questo sforzo ha un effetto tangibile.

In Lombardia, oggi, il tasso di positività dei tamponi è di quasi 50 volte inferiore a quella dello scorso anno. E i ricoverati sono dieci volte di meno rispetto al corrispondente periodo del 2020. Prendendo a riferimento il 28 ottobre 2020 per esempio, si vede come la positività dei tamponi fosse al 18,3%, - quindi risultava positivo quasi un tampone su 5, mentre ora lo stesso dato è fermo allo 0,4%, quindi è positivo un tampone su duecento. Il tasso, insomma, quest'anno è quasi 50 volte inferiore.

Ora, alcune circostanze devono essere notate. (Anche) in Lombardia si stanno facendo moltissimi tamponi, per effetto del Greenpass: molte persone che non sono vaccinate e non intendono farlo, quindi usano il test per poter ottenere il «certificato» che dà diritto a entrare nei luoghi di lavoro o in altri luoghi pubblici. Si tratta, dunque, di persone in larghissima parte prive di sintomi, che stanno bene, e questo potrebbe in teoria abbassare la soglia di positività; ma è pur vero che si tratta di non vaccinati, quindi di persone maggiormente esposte. Quello che è in corso è una sorta di grande screening su perone asintomatiche, e i risultano non sono allarmanti.

«Tutto sotto controllo» dicono a Palazzo Lombardia leggendo i dati. E tutto sotto controllo lo sembra davvero, leggendo i vari report. La Lombardia oggi ha un Rt (l'indice di contagiosità) pari a 0,96, quindi ancora inferiore a 1, soglia che indica il progredire - o come in questo caso il regredire - del contagio. L'indice di positività dei tamponi a sette giorni è, come detto, allo 0,4%. L'incidenza, quella presa in esame a Roma per confermare la zona bianca, è a 28,7, quindi molto bassa (in primavera era sopra quota 200) e molto contenuti risultano anche i numeri dei ricoveri. La soglia di occupazione delle terapie intensive è 3%, i letti occupati da pazienti Covid sono in calo (da 53 a 49), mentre sale leggermente (dal 4 al 5%) la soglia di occupazione dei letti nei reparti ordinari, dove i malati sono 301 (erano 282 sette giorni fa).

«Basterebbe che si vaccinassero quelli che possono e che non vogliono, e la fine del tunnel sarebbe davvero vicina» dicono al Pirellone, dove non alberga ovviamente alcuna esitazione per l'efficacia e l'opportunità della campagna vaccinale. «Dobbiamo correre con le terze dosi anche per i più giovani, soprattutto gli immunizzati con AstraZeneca, e vaccinare i Paesi poveri - ha detto ieri Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile e consulente della Regione Lombardia per la campagna vaccinale - Capisco che per i richiami ci sia minor voglia, ma è un errore aspettare: la Gran Bretagna insegna». E intanto sono 450 i dipendenti delle strutture sanitarie sospesi perché senza vaccino. Lo rende noto la direzione Welfare della Regione. Tra questi, 260 sono infermieri. Ma 490 sono anche i riammessi per eseguita vaccinazione.

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