Influenza, la Regione vaccinerà un milione e mezzo di lombardi

Il piano lombardo contro l’influenza suina è pronto. Ma non c’è nessuno stato di allarme e guai a parlare di pandemia. La situazione è sotto controllo e non è affatto aumentata la gravità del virus.
Tuttavia la Regione Lombardia mette in campo tutte le misure per combattere il dilagare del contagio. A cominciare dai cosiddetti medici sentinella: una rete di 150 dottori chiamati a raccogliere dati sull’incidenza della malattia in Lombardia. Ogni settimana sarà diffuso un bollettino per gli operatori sanitari e, in base ai numeri raccolti, si deciderà il da farsi: ad esempio se è il caso di chiudere le scuole o di scoraggiare la frequentazione di luoghi pubblici. Due ipotesi al momento molto remote. Per ora non si corre alcun pericolo. Dal Pirellone arriva però un appello: «L’influenza si cura a casa, non andate al pronto soccorso solo in presenza di qualche sintomo». «Altrimenti - spiega l’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani - il rischio è che i pronto soccorso diventino un recipiente del virus e un veicolo di contagio».
Non appena sarà disponibile il vaccino, atteso tra la metà di ottobre e la metà di novembre, verranno sottoposti alla profilassi un milione e 406mila lombardi che riceveranno una lettera dalla Asl o dall’ospedale di riferimento per fissare un appuntamento e avere l’iniezione anti influenza. Una misura non obbligatoria ma fortemente consigliata per le categorie più a rischio. Si comincerà con il personale che opera nelle strutture sanitarie e di assistenza (245mila persone), con le forze dell’ordine (33mila), con gli addetti ai servizi di pubblica utilità (128mila). E poi si vaccineranno i 300mila donatori di sangue e i 700mila malati cronici lombardi affetti da asma, fibrosi cistica, malattie congenite o anemia.
«La nuova influenza A - sottolinea il presidente lombardo Roberto Formigoni - è del tutto analoga alla normale influenza stagionale e come tale va trattata. Se si accusano i primi sintomi, bisogna limitarsi a consultare il proprio medico».
La strategia messa a punto dalla Regione prevede di potenziare le terapie semi-intesive.
I reparti saranno attrezzati ad hoc, in modo da poter gestire i pazienti che necessitano una particolare assistenza in ospedale. Una «flessibilità» che permetterà di disporre di più letti in caso di bisogno, riservando i posti di terapia intensiva vera e propria ai malati più gravi. In sostanza, grazie a respiratori e apparecchiature mobili, un letto di terapia semi-intensiva può essere trasformato in un letto di terapia intensiva, senza aumentare i turni o creare problemi di organizzazione.
«Siamo attrezzati e monitoriamo l’epidemia - spiega Bresciani - Ma per ora è inutile mettere in campo un piano di sbarco sulla luna se basta un volo col piper. Il piano di sbarco sulla luna lo prepariamo e lo teniamo nel cassetto».