L'"omo manager" e la candidatura a essere capitale del turismo gay

Il comune Lgbt

L'"omo manager" e la candidatura a essere capitale del turismo gay

Nel giorno in cui Milano si candida ufficialmente per ospitare la 37esima Convention IGLTA, l'Associazione internazionale del Turismo Gay & Lesbian, in programma nel 2020, i Radicali lanciano la proposta di un Diversity Manager «per promuovere il rispetto e l'integrazione a gradi» come spiega Barbara Bonvicini, segretario dell'Associazione Enzo Tortora, Radicali Milano. Il 27 ottobre la Giunta ha dato avvio formale alla procedura per partecipare alla competizione per il convegno annuale del turismo lgbt che coinvolgerà oltre 400 operatori internazionali. Il Board dovrà scegliere la città vincitrice entro il 15 dicembre tra Milano, Londra, Bruxelles, Tel Aviv, Bogotà e Sydney. Per l'assessore al Turismo Roberta Guaineri «è un'iniziativa che conferma il carattere aperto e cosmopolita della città, da sempre in prima linea per l'affermazione dei diritti».

Così se la presidente della Commissione comunale Pari opportunità e Diritti civili Diana de Marchi ha lanciato, in occasione del convegno di oggi «Donne e ordini professionali. Quali opportunità», la proposta dell'istituzione di un Gender city manager, ovvero di una figura super partes per la raccolta dei dati e il monitoraggio di tutte le azioni dell'amministrazione in tema di discriminazioni di genere, i Radicali hanno rilanciato parlando di Diversity manager, figura più comprensiva. Polemico il capogruppo di Fratelli d'Italia Riccardo de Corato: «A questo punto dovremo rivendicare la figura del Normality Manager, perché a furia di proteggere ogni differenza sessuale, quelli che rimangono discriminati saranno gli eterosessuali».