L'Agenzia Debiti nascondeva anche un traffico di diamanti

Non era solo una trappola per disperati alle prese con il fisco, quella che l'avvocato Mariano Baldini aveva impiantato nel centrissimo di Milano dietro lo schermo di Agenzia Debiti. La struttura che tramite Internet offriva speranze di recuperi e rivalse fino al 70 per cento contro Equitalia, in realtà era il volano di una serie di spericolate operazioni finanziarie, destinate a fare sparire nel nulla milioni di euro. Una parte di questi euro veniva riciclata in un business dei più inquietanti: l'acquisto di diamanti tra la Liberia e il Camerun, una delle zone d'Africa più tormentate dalla violenza, dove il mercato delle pietre preziose arricchisce i signori della guerra.
Ora Agenzia Debiti non esiste più, dissolta e liquidata sotto il peso dell'inchiesta che ha portato in carcere all'inizio di ottobre il suo ideatore, l'avvocato Baldini, e che ieri spedisce a fargli compagnia cinque dei suoi complici. I migliaia di poveretti che hanno chiesto i suoi servigi, sborsando 390 euro a testa, bombardano invano di chiamate gli uffici di via Cornaggia, alle spalle di piazza Sant'Alessandro: il telefono non risponde più. Nelle carte dell'inchiesta si capisce però che prima di abbassare le saracinesche definitivamente, Agenzia Debiti ha passato le consegne ad un altra agenzia dello stesso genere, pronta a rilevare il parco dei polli da spennare, la miriade di debitori morosi che cercano in tutti i modi di sottrarsi alle asprezza di Equitalia.
Nel nuovo ordine di custodia contro Baldini e i suoi accoliti, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, non si fa cenno dell'altro lato oscuro della vicenda, che sono i rapporti con il crimine organizzato in Campania. Si racconta però con abbondanza di intercettazioni il traffico di diamanti in cui venivano i riversati i profitti dell'organizzazione. E che in alcuni passaggi fanno intuire contatti governativi: come quando Baldini, parlando con uno dei suoi emissari in Africa, parla esplicitamente di «diamanti ministeriali».
Il meccanismo, ricostruito dal Gruppo di Milano della Guardia di finanza, affondava le sue radici nel mondo degli indebitati. Si sono rivolti in migliaia, negli ultimi due anni, ad Agenzia Debiti, fidandosi della pubblicità che garantiva le consulenze di un superpool di esperti professionisti. Il nome di Baldini non appariva mai, e neanche quello di Michele Falchi, il pregiudicato per usura che insieme a lui aveva dato il via all'affare. I clienti «normali» venivano gestiti direttamente da Agenzia Debiti, ma i clienti «particolari», quelli che un gruzzolo nascosto continuavano ad averlo, venivano passati direttamente allo studio legale Baldini & Partners. Qui ai clienti veniva offerto un servizio speciale: fare sparire i soldi rimasti all'estero, su un trust chiamato Seedorf, e presentarsi apparentemente squattrinati davanti al fisco e agli altri creditori. Dei quattrini spariti nel nulla, secondo l'ordine di custodia, oltre tre milioni sono stati impiegati in diamanti. E rivenduti qua e là per il mondo , guadagnandoci un altro milione di euro.

Commenti

Grazie per il tuo commento