Lui per la Lega dovrà essere cane da guardia del governo

Giannino della Frattina

Il suo ruolo sarà quello del cane da guardia del premier Giuseppe Conte a nome della Lega. Ed è stata molto più che cordiale la stretta di mano con Maria Elena Boschi che gli lasciava l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ieri a Palazzo Chigi durante la cerimonia della «campanella». A dimostrazione di come il ruolo di Giancarlo Giorgetti vada ben oltre la militanza nella Lega e che la vulgata giornalistica che lo descrive come il numero due di Matteo Salvini, abbia ben poca aderenza alla realtà. Mai sentita da lui una sparata becera anti euro, il suo è un nome che evoca poteri forti e universi dell'alta finanza. E infatti fu il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2013 a chiedergli di entrare nel Gruppo dei saggi per le iniziative di legge in campo economico e sociale. Commercialista, alla Camera dal 1996, laurea con lode alla Bocconi con tesi sugli «Stadi di Italia '90» a caccia di sprechi negli appalti è cugino (cosa che non guasta) del banchiere Massimo Ponzellini e da sempre l'uomo dei rapporti del Carroccio con finanza, imprenditori e società. Pubbliche e non. Gran tessitore di trame, non c'è dubbio che nei 90 giorni di una crisi politica (e istituzionale) mai vista prima, abbia messo sul tavolo tutto il suo esprit de géométrie per compensare l'istinto di animale politico del Teo, come anche lui ha sempre chiamato l'oggi ministro dell'Interno che avrà bisogno di tutte le sue conoscenze per non finire nel pentolone dell'acqua bollente in quella giungla del Viminale che cercherà di cannibalizzare i barbari padani. «Non è il solo uomo di cui Salvini si fidi - ha raccontato con un fulminante aforisma un colonnello del Carroccio -, ma è di certo l'unico a cui si affida».

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