Lussi, sprechi e abusi Ma in nome della legge

Il «costo» della giustizia: dal soppalco all'aula bunker di Opera mai terminata

Non c'è solo l'incresciosa vicenda dell'aula bunker di Opera, in costruzione da oltre sedici anni e ancora incompiuta dopo essere costata undici milioni di euro, nel catalogo delle spese allegre della giustizia milanese. Con buona pace delle eterne doglianze sulla mancanza di risorse, il funzionamento del tribunale e dei suoi annessi ha inghiottito nel corso dei decenni una quantità incalcolabile di fondi, utilizzati a volte con modalità che se fossero state attuate da un privato o da un'altra amministrazione pubblica avrebbero sollevato le attenzioni della magistratura.

Lasciando da parte le tangenti che - secondo una ricerca dello storico Paolo Nicoloso - accompagnarono la stessa costruzione del palazzo di corso di Porta Vittoria (il progettista Marcello Piacentini, secondo un appunto dei servizi segreti, incassava una percentuale sulle forniture di marmo), l'episodio più vistoso è sicuramente la costruzione del «soppalco» del tribunale, un ecomostro di due piani realizzato negli anni Settanta nonostante l'edificio storico fosse vincolato dalla Soprintendenza: migliaia di metri quadri di uffici, ascensori, svincoli interni che hanno snaturato l'equilibrio del palazzo piacentiniano: «Un obbrobrio che rovina per sempre il profilo di un capolavoro dell'architettura moderna», lo definì Virgilio Vercelloni, accompagnato dal pagamento di «stecche» per 200 milioni dai costruttori al Provveditorato per le opere pubbliche. Della stessa mancanza di rispetto verso i pregi del palazzo, d'altronde, fa parte anche la ristrutturazione selvaggia di numerose aule di udienza, dove gli arredi d'epoca sono stati distrutti e sostituiti con poltroncine e sedie da aeroporto.

In epoca più recente, ha destato perplessità tra gli stessi magistrati la ristrutturazione del palazzo di via Leopardi che ospita la sede del tribunale e della Procura per i minorenni: durata anni, ha inghiottito risorse degne di miglior causa. Scaloni e uffici di rappresentanza, stucchi colorati, mobili firmati: un lusso che fa a pugni con le storie di disagio e di degrado che quotidianamente vi sbarcano. Appena meno sontuosi, i lavori di ristrutturazione del palazzo di via Corridoni che dal 2010 ospita il Tar: al cui costo va aggiunto anche il costo dell'affitto, visto che i giudici amministrativi (sfrattati dalla sede di via Conservatorio) non hanno rinvenuto una sede meno centrale.

Ultima arrivata, la palazzina sorta in via San Barnaba, alle spalle del Palazzo di giustizia, dove il 20 luglio scorso si sono trasferite le sezioni Famiglia e Lavoro sia del tribunale che della corte d'appello: sei anni di lavori, 12mila metri quadri e lamentele già iniziate da parte dei nuovi inquilini.

Le superspese per l'edilizia non sono però l'unica voce in cui il budget per la giustizia sembra non conoscere vincoli: di spese strane il tribunale ne ha viste tante, compresi gli zerbini con il logo «Procura della Repubblica» comparsi qualche anno fa e poi spariti chissà dove. Ma il record spetta indubbiamente ai cento schermi televisivi che da quasi un anno fanno bella mostra di sé in corridoi, svincoli e androni del palazzo di giustizia che non si capisce chi abbia voluto. Né a cosa servano: quando la Procura generale ha chiesto di sapere come sia stato possibile che per piazzarli si fossero spesi quasi tre milioni, non le hanno nemmeno risposto.

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