Manette a "Malefix", re delle notti vip

De Stefano fermato in un blitz: investiva in ristoranti della dolcevita

Sono fra noi, e fanno anche la bella vita. L'arresto per associazione mafiosa di Giorgio De Stefano, quarantenne rampollo di una delle famiglie storiche della 'ndrangheta calabrese, porta nuovamente i riflettori sulla presenza nella dolcevita milanese di uomini e di soldi che sono legati strettamente alla criminalità organizzata. De Stefano segna un salto di qualità: sotto la Madonnina non si occupava solo di investire in ristoranti e altre attività ma era anche entrato nel mondo dorato delle notti, dei calciatori, delle ragazze da copertina. «Malefix», era il suo soprannome. Al suo fianco, Silvia Provvedi, ex compagna di Fabrizio Corona, ex Isola dei Famosi, cantante in duo con la gemella Giulia nelle Donatellas rese famose dall'X Factor del 2012.

A Milano, Malefix e Silvia erano presenza fissa di uno dei ristoranti preferiti da calciatori e artisti vari: «Oro», nome un po' truzzo ma facile da ricordare, ai Bastioni di Porta Volta, non lontano dalla movida di corso Como. Anzi, secondo un articolo del Corriere dell'anno scorso, De Stefano all'Oro «lavora senza essere socio», «è considerato uno dei titolari ed è amico di tutti».

Ieri mattina «Malefix» viene arrestato nella retata dello Sco della polizia, diretto da Francesco Messina. Ventun arresti, e per De Stefano un ruolo di spicco: nell'ordinanza si parla di «altissima levatura mafiosa», lo intercettano mentre spiega agli altri del clan gli affari che Milano offre, «abbiamo un sacco di potenzialità», e intanto organizza l'ospitalità per i parenti che salgono dalla Calabria a trovare i detenuti al 41 bis, si occupa delle difese, come se fosse il console generale di un paese straniero. «Il suo dire è smaccatamente mafioso», scrive il gip Tommasina Cotroneo. «Non solo opera per il mantenimento in vita della cosca ma progetta e programma il futuro con lungimiranza, «spostando fisicamente il direttivo al nord Italia ma al contempo mantenendo il dominio del territorio di stanza nel reggino».

Una volta, Giorgio De Stefano non si chiamava così: suo padre, il superboss Paolo, lo aveva avuto da una amante, e lui si chiamava Giorgio Condello, il nome della madre. La fedeltà, per gli uomini d'onore, è un dovere solo a chiacchiere. É la seconda volta che le cronache milanesi devono occuparsi di un ramo cadetto: la prima volta fu per Rocco Lo Faro, figlio illegittimo del boss Santo Pasquale Morabito. A lui andò peggio: lo uccisero nel 1996, a diciannove anni appena, fuori da una discoteca. A cento metri dai Bastioni di Porta Volta.

LF

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