Meno nascite in tutta Italia ma in città record di bebé

C'è la crisi, è vero. C'è la sindrome della terza settimana del mese, quando a parecchie famiglie di soldi sul conto corrente non ne restano più nemmeno per fare la spesa. Ma, nonostante tutto, aumenta il numero delle nascite. La voglia di mettere al mondo un bambino batte perfino la paura di restare senza lavoro. A dirlo sono le statistiche dell'Istat relative ai primi sette mesi del 2013.
Rispetto al resto d'Italia, Milano e alcune province della Lombardia mantengono i dati migliori di registrazioni all'anagrafe. Non si può certo parlare di baby boom ma almeno il capoluogo lombardo contiene il calo delle nascite (-0,6%) rispetto alle altre grandi città. La provincia con il numero di nascite record è quella di Varese, l'unica con segno positivo a +1,49%. Nella provincia di Mantova si calcola un -1,75% e nella provincia di Milano (dove la città fa eccezione) si arriva a un -2,37%. Incremento di bebé a Monza (+1,53%) e crollo a Brescia (-4,74%). La provincia in cui si nasce meno è quella di Cremona, che arriva addirittura a un -10,4%.
«I dati del 2013 - spiega Italo Farnetani, a nome dei pediatri - contrastano con i dati degli anni passati in cui l'andamento della natalità era un indice dello stato dell'economia reale. E in generale si nota che si fanno figli più nelle grandi città che nei comuni di provincia, dove c'è stata una lieve frenata». Gli aumenti di nascite però sono solo parzialmente influenzati dalla presenza di stranieri.
Seppur in negativo, la Lombardia ha registrato il calo minore di nascite: -4,27%, contro il -4,5% del Piemonte, il -6% della Liguria, il -6% del Veneto, il -4% dell'Emilia Romagna. Una delle poche eccezioni della classifica italiana è Roma, dove si è avuto un boom di fiocchi azzurri e rosa, arrivando al 2,55%.

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