Sei milioni di euro persi dal 2003 ad oggi. Ci sono bambini passati dallasilo alla quinta elementare senza pagare un solo pasto alla mensa. Il gestore del servizio, Milano Ristorazione, ha la mappa dettagliata - scuola per scuola, nomi e cognomi - degli insolventi, il più delle volte con redditi medio-alti. Famiglie che si potrebbero permettere la quota massima di 3 euro al giorno (610 allanno): tre mesi fa le maestre hanno messo nelle cartelle dei bimbi una lettera con lelenco delle rate non pagate. Dallanno scorso, quando il Comune ha ritoccato le tariffe dopo sei anni, il diritto alla gratuità si alzato da 600 a 7mila casi. Ma tantè: il 9% degli 80mila pasti distribuiti ogni giorno sulle tavole di asili, elementari e medie (7-8mila famiglie) non viene pagato, ma è pronto a scattare il piano anti-furbetti. Sul pregresso, si alza (quasi) bandiera bianca. Limpressione è che poco si possa fare. «Bisogna valutare fino a quando il recupero dei crediti conviene o non è un costo inutile - alza le braccia il presidente di Milano Ristorazione, Michele Carruba, sentito ieri dai consiglieri in commissione a Palazzo Marino - spesso si tratta di recuperare poche centinaia di euro a famiglia, si spediscono le raccomandate e tornano al mittente perchè lindirizzo è sbagliato». Il capogruppo della Lista Fo, Basilio Rizzo, insiste: «Si facciano scattare le ingiunzione, fermo auto a chi non ha pagato». Ma Carruba fa intendere che «quasi tutte le attività commerciali mettono in conto una perdita». Che non incide, rassicura, sulla qualità del servizio. Piuttosto, si lavora per invertire un sistema che non funziona. Oggi il pagamento del servizio avviene in diverse rate (anche dieci) e la prima arriva di solito non prima di gennaio. «Stiamo ragionando su un sistema di badge elettronici o ticket per i bimbi - spiega Carruba - e proporremo al Comune d i far pagare in anticipo, al momento delliscrizione, almeno il 30% della quota, il resto in massimo tre o cinque rate, per rendere più facile e meno costoso il recupero dellevasione». Almeno un terzo della quota così sarebbe (quasi) certamente in cassa.
Ma è critica la strada da prendere verso chi non paga: «La scelta deve essere politica, sia su un aumento delle tariffe che sul metodo di riscossione - ammette Carruba -. Certo è escluso che non si dia da mangiare a un bimbo se la famiglia non paga». Di questa idea è invece il consigliere del Pdl Paolo Massari, presidente della Commissione Educazione, che presenterà una mozione in aula: «Basta buonismo, o diamo il cattivo esempio a chi si comporta bene.
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