"Mio figlio è disabile, non c'è vaccino per lui". L'amica prova a cederlo

"Le persone più fragili sono dimenticate". E il gesto di Annamaria smuove il ministro

"Mio figlio è disabile, non c'è vaccino per lui". L'amica prova a cederlo

«Le persone disabili non vivono in una bolla». Neanche Federico. Prima dell'emergenza Covid aveva una vita intensa, nella sua Lodi e non solo. «Lui è un attore, scrive, partecipa a spettacoli teatrali» racconta Annamaria, un'amica di famiglia. Da un anno a questa parte, anche la vita di Federico, come quella di chiunque altro, è molto cambiata. E anche se i suoi contatti non sono più quelli di un anno fa, lui è particolarmente esposto ai rischi della pandemia. «Federico è una forza della natura, però fragile» prosegue Annamaria. Ha vicino i suoi affetti, i familiari, la sorella che frequenta il liceo e il fratello che studia all'Università, i genitori che lavorano e vanno alle udienze. La madre di Federico, Alessandra, avvocato, da tempo prova a sollevare la questione. «I disabili che ora vengono vaccinati - spiega - sono quelli dei centri disabili e delle comunità - E io non riesco a inserire Federico nel portale, risulta non a rischio». Eppure - dice - «il rischio di contagio è elevatissimo e il rischio di vita altrettanto. Mio figlio non frequenta un centro diurno, ma un circolo di poesia e un gruppo di teatro, alle cui riunioni non ha più partecipato».

Alessandra non si è mai data per vinta. «Qualcuno - ha scritto due giorni fa - si renda conto che le persone con disabilità non vivono in una bolla. Dopo la vaccinazione degli insegnanti, sua sorella tornerà a scuola e, per quanta attenzione possiamo fare, il rischio è elevatissimo». «Vorrei avere anche solo una minima certezza per la vaccinazione di mio figlio con gravissima disabilità motoria» ha scritto, rivolgendosi idealmente al governo, alla Regione, ai consiglieri della sua provincia, affinché nel suo nel nuovo «dpcm» siano «inserite tutte le persone con gravissima disabilità che vivono in casa».

Chi si è resa conto è Annamaria, insegnante e psicologa, da anni amica dei genitori di Federico, e ora anche sua. «C'era stata una bellissima iniziativa a Tavazzano - ricorda - avevamo ideato e portato avanti un progetto teatrale e lui era protagonista di uno spettacolo. È un artista, ed è anche una persona buona, come i suoi familiari. Io avrei il vaccino sabato sera a Lodi, e a me piacerebbe tanto che fosse dato a lui». Annamaria, come docente, ha già l'appuntamento fissato e ha fatto il possibile per cedere la sua dose a Federico.

Non è stata lei a rivelarlo, ma Alessandra: «Sappiate - ha scritto - che a questo mondo, c'è una persona che fa l'insegnante, che ha due figli, che ha pure avuto problemi di salute e che oggi ha fatto di tutto per rinunciare al suo vaccino e regalarlo a mio figlio. Non è consentito, non è possibile. Sarebbe meglio poi che il sistema funzionasse e che prevedesse la giusta tutela per tutte le persone più fragili. Non si dovrebbe arrivare a vedere queste punte di amore. Però è bello. E dunque voglio che ne rimanga memoria: nelle difficoltà, alcune persone sono fiammelle di luce. Io non trovo le parole per esprimere lo stupore, la gratitudine e la commozione per questo gesto. Scalda il cuore».

Annamaria ha a sua volta le sue fragilità - ha avuto problemi al cuore e ai polmoni - ciò nonostante ha provato rinunciare al «posto» che le spettava, alla fine però non è riuscita nel suo intento. «Ho contattato l'ospedale - racconta - e mi hanno riferito che non si può fare. Questa cosa mi fa molto arrabbiare e non ho dormito una notte intera».

Non è stato tutto vano però, perché Lorenzo Guerini, che è stato presidente della Provincia e poi sindaco di Lodi e oggi è ministro, ha visto l'appello di Alessandra e ha sottoposto la questione al collega titolare della Salute, Roberto Speranza, chiedendogli di esaminare le osservazioni di questa famiglia, che poi sono simili a quelle di altre che si trovano nella stessa situazione. «Lo ringrazio ancora di più - ha scritto Alessandra - perché il ministro mi ha scritto di avere semplicemente fatto il suo dovere. Spero che presto le persone in condizioni di gravissima disabilità, accudite in casa dalla loro famiglia, vengano tutelate».

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