La missione di Sala sindaco Rimediare ai flop di Pisapia

di Federica Venni

La «discontinuità nella continuità». Dello slogan della campagna elettorale di Beppe Sala si è vista, al momento, solo la seconda. Ad eccezione di qualche finanziamento spot per il recupero delle case popolari e di una riorganizzazione della macchina comunale in stile aziendale, il mandato di Mr Expo è la copia perfetta di quello del suo predecessore Giuliano Pisapia. Meglio, la mission del neo sindaco è mettere una pezza dove la giunta arancione ha toppato. Rimediare ai grossolani errori fatti, senza però aggiungere quella visione e quel pizzico di novità che i milanesi si sarebbero aspettati. Ieri è andata in onda l'ennesima puntata della telenovela sugli scali ferroviari: la riqualificazione delle aree dismesse doveva essere uno dei fiori all'occhiello dell'amministrazione precedente, la quale, invece, mandando tutto all'aria per divisioni interne, si è accontentata di tagliare nastri a progetti non suoi. E così oggi siamo di nuovo daccapo. Da un manager come Sala, però, ci si aspettava qualcosa di più, qualche significativa inversione di rotta rispetto al progetto iniziale, non solo una lieve operazione di maquillage come probabilmente sarà. «Mi chiamo Beppe e risolvo problemi», recitava Mr Expo. E di grane, tutte ereditate - che fortuna - dai cinque anni precedenti, ce ne sono parecchie. La moschea, per esempio: il capitolo più infelice dell'assessorato di Pierfrancesco Majorino tiene banco da settimane. Nessun cambio di passo, però. Unica nota di merito: aver sottratto la pratica all'assessore per affidarla alla vicesindaco Anna Scavuzzo. Sala - che ha già da gestire l'emergenza immigrazione (non è improbabile che, a lungo andare, gli ospiti della Montello, festicciole di benvenuto a parte, possano creargli qualche problema di integrazione con il quartiere) ha pensato perciò di temporeggiare: della moschea se ne parlerà fra due anni. Intanto, però, si attende invano la linea dura sulle strutture abusive. Anche sull'immigrazione l'atteggiamento di palazzo Marino non è cambiato: a fronte di qualche timido richiamo al governo Renzi, nulla si è fatto. La capitale dell'accoglienza rischia di collassare, mentre confezionare lo spot dell'anti-Gorino d'Italia val bene la gloria ma mette a dura prova la pazienza della città. Last but not least, la regolarizzazione del Leoncavallo: Sala è tornato a parlarne nei giorni scorsi e c'è da aspettarsi che a breve ricominci la tiritera. Ora, se rimediare ai danni passati era in programma, ciò dovrebbe essere realizzato con discontinuità nel metodo e nel merito. E in parallelo sarebbe auspicabile, per una città come Milano che aspira a qualcosa di più di un semplice tirare a campare che il sindaco manager metta sul piatto un progetto suo, meno utopico, magari, della riapertura dei Navigli. Per ora non c'è nulla. Il post-Expo si è già sgonfiato e rischia, nonostante le rassicurazioni di Renzi, di partire senza fondi. Non era male l'idea proposta in campagna elettorale sulla riqualificazione di uno spazio per quartiere: di piccolo taglio, ma semplice e «milanesemente» pragmatica. Che fine ha fatto quel piano? I progetti sono stati votati e ora andrebbero messi in cantiere. Altrimenti è la solita solfa elettorale. La storiella del buon milanese aspirante sindaco che sotto elezioni è al mercato tutti i giorni e una volta sedutosi sulla poltrona di Palazzo Marino si chiude nella sua stanzetta. Ed esce solo per le inaugurazioni.

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