Nel quartiere degli abusivi uno sgombero ogni 3 giorni

Gli alloggi occupati nelle case popolari sono cinquecento Allarme degrado e violenze. Anche tra le mura domestiche

Tante, tantissime case popolari. Tanti sgomberi. Almeno un paio la settimana visto che gli appartamenti occupati abusivamente sono circa 500. Una condizione che - a parte le ben note intolleranze dei centri sociali che ormai aspettano solo che qualcuno venga allontanato da un'abitazione che non gli spetta pur di farne una propria battaglia, più o meno «sentita» che sia - ha creato però una sorta di tolleranza, di pax sociale tra slavi, romeni, marocchini ed egiziani. Che qui al Lorenteggio convivono ormai pacificamente.

«Il problema davvero importante, però, è che il degrado di certi ambienti porta molta litigiosità, soprattutto tra i coniugi, ma anche tra vicini, con veri e propri casi di stalking condominiale, dispetti violenti di ogni genere, con l'aggravante di tante persone anziane che vivono sole o con figli unici malati o tossicodipendenti».

Giovanni Giammarrusti, 49 anni, una lunga carriera in polizia (ha lavorato come agente alla «Narcotici» della squadra mobile quando la sezione era guidata da un eroe della polizia di stato, il vice questore aggiunto Paolo Scrofani, (per Giammarrusti «un uomo e un amico», morto 40enne il 28 giugno 2002 nell'esplosione dell'appartamento di viale Giovanni da Cermenate 64 fatto saltare in aria da Massimiliano Santoro che non voleva farsi sfrattare, ndr), è ora vice questore aggiunto a sua volta. Originario del Tarantino ma nato a Milano, sposato a una sua pari grado che manda avanti il commissariato di Lambrate, Anna Laruccia e padre di una bimba di 8 anni, dal marzo 2014 Giammarrusti dirige il commissariato «Lorenteggio». Il territorio di competenza della squadra di 60 poliziotti che lavorano con lui fino al 2007 è stato di pertinenza del commissariato di Porta Genova. In seguito a eventi criminali e a grosse problematiche di degrado apparse incontrollabili o comunque bisognose di un maggiore controllo, tra il 2006 e il 2007 l'allora sindaco Letizia Moratti e il ministro dell'Interno Giuliano Amato, concordarono la realizzazione di due nuovi presidi di sicurezza la cui presenza sul territorio milanese potesse in qualche modo alleggerire la percezione d'insicurezza della gente: il commissariato «Lorenteggio» e quello di Villa San Giovanni.

OBIETTIVI SENSIBILI

«Lorenteggio» significa buona parte della periferia a ovest della città. Quindi il quartiere degli Olmi a Baggio, la zona di Primaticcio, via Odazio, via Inganni, Via Quarti, largo Gelsomini e parte del Giambellino, cioè una una gran parte di via delle Forze Armate e il quartiere ebraico, con viale San Gimignano, con l'oratorio e la scuola ebraici rispettivamente in via Mayer e in via Montecuccoli. Che, insieme alla «l'Oreal Italia» di via Primaticcio e al «Vodaphone Village» di via Lorenteggio costituiscono, ovviamente per ragioni differenti, obiettivi sensibili di altissimo livello.

DONNE E MALTRATTAMENTI

«Il fenomeno degli abusivi e del degrado delle case popolari si manifesta proprio nell'alto tasso di maltrattamenti in famiglia. E a farne le spese, naturalmente, sono le donne, spesso malmenate senza ritegno davanti a figli minori - spiega Giammarrusti -. Ricordo l'episodio di una madre di famiglia a cui il marito ha rotto il naso una trentina di volte e che finalmente si è decisa a sporgere denuncia contro di lui. Senza che il compagno facesse pressioni, la signora è poi tornata in commissariato a ritirare la querela. A volte si tratta di amori malati, ma molto più spesso - anche se chi ritira la denuncia non lo ammette mai apertamente - la donna si rende conto che, per ragioni strettamente economiche, non potrebbe mai gestire autonomamente una separazione e mantenere i figli avuti da qualcuno che, comunque, non le pagherebbe mai gli alimenti». Al «Lorenteggio» c'è infatti una squadra specializzata nei reati contro la famiglia, guidata da una donna di 43 anni. «Questi poliziotti analizzano i casi di minacce e di stalking che emergono dall'ennesimo referto medico per maltrattamenti stilato all'ospedale San Carlo e giunto in commissariato - prosegue Giammarrusti -. Quindi prendono contatto con la vittima, la invitano a sporgere denuncia, le chiedono se convive ancora con il marito...Chi querela il marito ha bisogno di sapere che può fidarsi e vuole parlarti separatamente».

GLI ANARCHICI? NON SONO PIÙ

QUELLI DI UNA VOLTA

Lo spaccio di hashish e marijuana è nelle mani dei marocchini, «ma i casi li passiamo perlopiù alla squadra mobile, a meno che non si tratti di piccoli pusher - precisa il vice questore aggiunto che dirige il commissariato «Lorenteggio» -. Siamo realisti: la squadra investigativa ha bisogno di molte persone e oltre agli incontri con comitati, scuole, associazioni, noi quando operiamo ad esempio su uno sgombero, può capitare che le operazioni si prolunghino perché siamo sempre riusciti a ottenere che le persone lasciassero le abitazioni con il dialogo. Parliamo fino allo sfinimento, l'attività di convinzione è importantissima, soprattutto se ci sono bambini. Inoltre, se uno stato si prende in carico degli extracomunitari, deve anche offrire loro dignità. Gli anarchici? Le cariche di alleggerimento di via degli Apuli durante gli sgomberi in prossimità dell'Expo nel 2015 sono un ricordo. E del resto anche loro non sono più quelli di una volta. Soprattutto a livello di numeri»

MISURE ALTERNATIVE

Al «Lorenteggio» il lavoro serale non manca. «Abbiamo 140 persone, tra stranieri e italiani, sottoposte a misure alternative alla detenzione, e che in particolare sono agli arresti domiciliari. - conclude Giammarrustii -. Un fenomeno problematico e di grosse dimensioni. Per controllare il rispetto di queste misure lo straordinario programmato sul serale ha dato ottimi esiti, infatti le violazioni sono poche».

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