Neonata morta di stenti Dodici anni ai genitori

Condannati madre e padre della bimba di 9 mesi L'accusa: «La piccola soffrì la fame e la sete»

Cristina Bassi

Dodici anni di reclusione ciascuno ai genitori della piccola Aurora, la bambina di soli nove mesi trovata morta di stenti nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2015 nella sua casa di via Severoli, in zona Primaticcio. Marco Falchi e la moglie Olivia Beatrice Grazioli rispondevano di maltrattamenti aggravati dalla conseguente morte. Il pm Cristian Barilli aveva chiesto pene ancora più severe: 16 anni per la madre e 20 per il padre.

Nella requisitoria Barilli ha ripercorso il calvario della piccola. «Dobbiamo avere il coraggio di dirlo - ha spiegato -: Aurora non ha avuto una morte dolce. È morta soffrendo». L'autopsia ha evidenziato «grave disidratazione e iponutrizione cronica e gravissima». Sete e fame. Le perizie hanno ricostruito che la bimba è nata sana, con peso e altezza ottimali. «Non aveva - ha continuato il pm - patologie che possano averne causato la morte. Come disse il perito, la sua malattia era la perdita di peso. Appena nata era vicina al 90esimo percentile, al nono mese era scesa al primo». Non basta: «Aveva un'insufficienza polmonare e il cranio appiattito sul lato sinistro. Questo perché non veniva mai spostata dalla posizione assunta nel lettino. Inoltre aveva dermatiti causate dal contatto costante con le proprie feci e la propria urina: il suo pannolino non veniva cambiato per giorni e giorni. Una vicina ha testimoniato che una volta l'ha presa in braccio e si è accorta che emanava un odore nauseabondo, insopportabile. Infine aveva i piedini con una postura contratta, perché le mettevano vestiti troppo corti». Quando il medico legale li descrisse, li paragonò a quelli delle geishe.

Per il pm, tali sofferenze, documentate «con dati oggettivi e non influenzati dal clamore né dal grande dolore che la storia della bambina ha suscitato», sono state provocate da chi l'aveva in cura. Dai suoi genitori. «Le sue manifestazioni di disagio - ha aggiunto - venivano ignorate. E alla fine non piangeva più, solo perché le mancavano le forze». Il quadro è di totale abbandono e incuria. Gli operatori della polizia e del 118 arrivati dopo la tragedia hanno raccontato che in casa «nulla faceva pensare che ci vivesse una bambina. Niente alimenti per neonati, niente fasciatoio. Scarafaggi e aria irrespirabile». Certo, ha ammesso il pm, nessuno dall'esterno è intervenuto per proteggere la piccola. Tanto meno la rete socio sanitaria che ha il compito di tutelare i minori. «I Falchi vivevano in povertà - ha concluso -, ma il contesto era causato dal modello di genitori che volevano essere. La sera della tragedia la mamma ha persino proposto do uscire a mangiare una pizza in memoria di Aurora. E la mattina dopo i due hanno fatto un bonifico di 9mila euro per acquistare un'auto». I difensori avevano chiesto l'assoluzione. Per la donna, che soffrirebbe di «disturbo di personalità borderline ed è succube del marito». Nei suoi confronti Barilli aveva chiesto una pena minore, in quanto «più ingenua» e «ha ammesso che la situazione le è sfuggita di mano». Secondo il suo avvocato, Falchi è «incapace» e ha «problemi psicologici». Ha concluso la difesa: «Le gravi omissioni sono state anche del sistema di tutela, che non ha funzionato. E questo, paradossalmente, è tollerato».

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