NoLo, la Soho milanese dopo moda e design apre una biennale d'arte

Si chiamerà BienNoLo e ospiterà 30 autori che esporranno opere ideate per la rassegna

I primi a scoprire NoLo sono stati gli artisti che negli ultimi anni hanno aperto decine di studi, poi è arrivato il design, subito dopo la moda. Ora nel distretto milanese «A Nord di Loreto» arriverà anche una Biennale d'arte contemporanea. Siamo nel quartiere che va dai sottopassi ferroviari di via Ferrante Aporti a viale Padova, battezzata un toponimo che ricorda quello del nowyorkese Soho, zona creativa, multietnica (e alternativa) appena entrata a far parte dell'elenco ufficiale degli 88 nuclei di identità locale. Fra i distretti in maggior crescita di Milano, per qualcuno NoLo è la nuova Isola, per altri una zona dove fare investimenti immobiliari, sicuramente è un quartiere che sta diventando sempre più di tendenza e sta cambiando a vista d'occhio, anche grazie a design e moda. La settimana scorsa Moncler ha rimesso a nuovo i Magazzini Raccordati con un'installazione monumentale e Jil Sander ha sfilato nell'ex laboratorio di panettoni Giovanni Cova di via Popoli Uniti.

Proprio in questo spazio abbandonato dal 2012 dove in aprile tornerà il design, dal 17 al 26 maggio debutterà BienNoLo. La biennale, così battezzata, ospiterà una trentina di artisti che esporranno opere «site specific», appositamente pensate per questo spazio semidistrutto ma di grande fascino.

«Non sarà una biennale di quartiere», spiega Carlo Vanoni, autore, critico d'arte, «noler» (si chiama così chi abita qui) e curatore di BienNoLo insieme ad ArtCityLab e al direttore di Exibart Matteo Bergamini. «Sarà una manifestazione milanese con lo sguardo aperto sul mondo, tanto che metà degli artisti saranno stranieri. Allestiremo la mostra in questo spazio di archeologia industriale di 1.600 metri caratterizzato dall'assenza di luce elettrica e dalla mancanza del tetto», spiega Rossana Ciocca, gallerista e fondatrice di Art City Lab, onlus che promuove l'arte pubblica sul territorio. «Abbiamo deciso di lasciarlo così com'è: gli artisti lavoreranno con una lettura filologica dello spazio, le loro opere dialogheranno con lo stesso ambiente, la luce naturale, gli arbusti, i muri senza intonaco». Tema della biennale, la «Eptacaidecafobia», dal greco: «paura del numero 17» e i progetti (ancora tutti in divenire) saranno legati - oltre al tema delle fobie - alla sostenibilità.

E nel mese di aprile, per coinvolgere chi vive o lavora nel quartiere, si terranno una serie di incontri pubblici «on the road» con gli organizzatori della manifestazione. Carlo Vanoni terrà delle lezioni su Marcel Duchamp e Lucio Fontana alle fermate della 56 di via Padova. Matteo Bergamini insegnerà come si fa giornalismo d'arte. Gianni Romano, cofondatore di Art City Lab spiegherà ai cittadini chi è un curatore d'arte, basandosi sul suo ultimo libro «Become a curator». Mentre l'artista Sara Rossi porterà i «noler» a fotografare la natura nascosta di Milano.

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