Obbligo del vaccino Covid. In città trecento medici sospesi dalla professione

In 150 già rientrati in servizio, sette le cause di reintegro. L'Ordine protesta: "Sono troppi"

Obbligo del vaccino Covid. In città trecento medici  sospesi dalla professione

Sono in tutto 500 i medici, su un totale di 26mila iscritti all'Ordine, i sospesi tra Milano e provincia per non aver rispettato l'obbligo di vaccinazione anti-Covid, come prescritto dal Decreto Legge 44 del 1 aprile 2021. La sospensione dall'esercizio professionale per inosservanza dell'obbligo vaccinale dura fino al 31 dicembre e sancisce che i professionisti sanitari siano obbligati a sottoporsi alla vaccinazione comprensiva, dal 15 dicembre 2021, della dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario. A questo numero ne vanno sottratti 150, rientrati in servizio perché sottoposti a profilassi o perché esenti. Al netto dunque della lista iniziale di 1.800 camici bianchi ne rimangono 300 sospesi, mentre sono in corso 6 cause di reintegro.

«Tra i sospesi non c'è una categoria prevalente», osserva il presidente dell'Ordine dei Medici Carlo Rossi: «Dagli ospedalieri ai libero-professionisti, c'è una presenza trasversale. I numeri sono bassi rispetto al totale degli iscritti, anche se io mi sono meravigliato comunque, perché pensavo che fossero ancora meno. Il medico ti aspetti che sia sempre ben convinto delle vaccinazioni».

L'Ordine meneghino è sempre stato attento al tema no-vax, tanto che in era pre-Covid c'erano state 2 radiazioni per motivi deontologici collegati. Ecco perché il presidente si aspettava numeri anche più irrisori di quelli effettivamente raggiunti: «Avvicinandosi il 31 dicembre», scadenza naturale dell'obbligo per i sanitari, tutto questo si sta esaurendo. Se hai raggiunto ottobre e da lì hai 3 o 4 mesi per vaccinarti, ma poi finisce tutto il 31 dicembre, il problema è risolto», ragiona. «Cosa penso di un eventuale rinnovo dell'obbligo? Da una parte, il fatto che i medici debbano essere vaccinati e debbano supportare la cultura del vaccino lo ritengo ancora oggi un obbligo deontologico importantissimo. Dall'altro lato, dal punto di vista dell'esercitare, bisognerà distinguere tra un periodo in cui effettivamente il Covid rappresenta una minaccia per la salute e un momento in cui questo non è più vero. In questo momento bisogna dire che abbiamo ancora a che fare con una malattia che porta a morte 20 volte più dell'influenza. Una malattia che non spaventa più come all'inizio, ma ha comunque una letalità di un certo impegno».

Per il presidente dell'Ordine va valutato anche un altro aspetto: e cioè «l'opportunità di far svolgere queste pratiche all'Ordine dei medici. Gli Ordini possono essere chiamati in campo in un momento di emergenza e noi l'abbiamo fatto, ma nel lungo periodo non credo sia la soluzione corretta. Penso sia necessario seguire altre strade». La sospensione, ricorda Rossi, «è una sospensione amministrativa anche dall'Ordine. Questo poi ha generato una serie di problematiche, proprio in quanto non è solo una sospensione dall'attività lavorativa». E non è agevole. Per dare un'idea l'Ordine di Milano, che è uno dei più grossi in Italia, ha 23-24 dipendenti, non è certo un ministero. Quindi dal punto di vista della gestione amministrativa diventa complesso» conclude.

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