Oh Bej Oh Bej snaturati? "Il Comune vuol tornare allo spirito delle origini"

L'assessore Tajani: «La selezione non basta Nel 2019 meno bancarelle, ma più varietà»

Oh Bej Oh Bej snaturati? "Il Comune vuol tornare allo spirito delle origini"

File di bancarelle che vendono frittelle, zucchero filato e panini con la salamella. Un acre odore di cipolla e carne alla griglia si diffonde nell'aria mescolandosi a quello della pastella fritta. Venditori di coltelli e attrezzi da cucina che spiegano a tutto volume alle «sciure» come tagliare in maniera efficace e veloce verdure di ogni tipo. Gli stessi trenini di plastica a fare da padroni in molti banchi di giocattoli. Ormai è svanita la tipica atmosfera che si respirava agli Oh Bej! Oh Bej! mista al profumo speziato del vin brulè tra il dedalo di vie anguste che circondano la Basilica di sant'Ambrogio. Da oltre una decina di anni la tradizionale fiera del patrono della città cinge d'assedio il Castello Sforzesco, con le sue 380 bancarelle commerciali. Talmente snaturata nel suo spirito che il consiglio di Municipio 1 all'unanimità ne ha chiesto lo sfratto da piazza Castello - «le merceologie previste si ripetono più e più volte rendendo l'evento ripetitivo e privo di una reale caratterizzazione storico-culturale» - e il rilancio con «una direzione artistica e culturale».

L'assessore comunale al Commercio Cristina Tajani un primo step di lavoro l'ha fatto, ma è anche consapevole che si possa migliorare, anche se ci sono degli ostacoli indipendenti dalla volontà o dalla capacità di Palazzo Marino. «Ho notato un miglioramento sicuramente rispetto all'anno scorso, il che significa che la prima scrematura è servita: sono aumentate le bancarelle tipiche del Natale, con presepi e addobbi natalizi e sono spariti i venditori non coerenti con la caratterizzazione della fiera».

Siamo ancora lontani però dallo spirito che caratterizzava la fiera di un tempo. «Stiamo coinvolgendo gli ambulanti, il municipio 1, gli altri organizzatori di fiere, gli operatori commerciali - replica Tajani - ma ci sono degli aspetti che non dipendono da noi, così come è cambiata l'offerta è cambiata anche la domanda. Su dieci stalli a bando per la vendita di presepi, per esempio, hanno risposto in pochi. Così i rigattieri o gli antiquari non sono più interessati a partecipare perché il pubblico cerca articoli diversi, regali e pensierini con un budget molto limitato». La composizione della fiera viene articolata tramite bando «anche se le indicazioni delle tipologie merceologiche, tipo somministrazione di cibo e bevande, è generica e noi non possiamo decidere quanti banchetti di panini con le salamelle possono partecipare-spiega l'assessore-. D'altronde abbiamo constatato che i milanesi cercano quello». Altra categoria in estinzione i firunatt, i venditori di castagne infilate e affumicate «perché non hanno molto mercato». Detto ciò «nel bando dell'anno prossimo, in collaborazione con il Municipio 1, ridurremo il numero delle bancarelle e amplieremo l'offerta merceologica».

C'è poi il tema della concorrenza dell'«Artigiano in fiera»: chi cerca quel genere di oggetti va a Rho. «Cercheremo di capire con Fiera - replica Tajani - se si possono spostare le date della manifestazione, così come abbiamo fatto slittare l'apertura del mercatino di Natale in Duomo anche se si tratta di una manifestazione diversa, dove trovano spazio eccellenze gastronomiche regionali e prodotti di eccellenza legati al Natale».

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