Ora il Bilancio fa sbandare Pisapia

Ieri un'indiscrezione ipotizzava le dimissioni del sindaco se da Roma non risolveranno il problema dei conti

Ora il Bilancio fa sbandare Pisapia

I tormenti di Giuliano Pisapia cominciano dalla voragine nei conti. Dal buco iniziale di 437 milioni di euro lo squilibrio nel Bilancio 2013 dopo i tagli degli assessorati è sceso a 300. Troppo poco, come ha dovuto ammettere una settimana fa l'assessore Francesca Balzani. Le simulazioni fatte dai tecnici dell'amministrazione rivelano che anche dopo una spending rewiew all'ennesima potenza, dopo aver aumentato tariffe e tasse al massimo livello, resterebbe comunque un buco di 120-130 milioni di euro.

Non bastassero i conti che non tornano, per il sindaco Giuliano Pisapia sono settimane di ansia per il caso Sea Handling. La società dei servizi a terra è destinata al fallimento se il Tribunale della Corte europea a fine mese non concederà la sospensiva sollecitata da Comune e governo alla sentenza che obbligherebbe altrimenti l'azienda controllata da Sea a restituire subito 360 milioni di euro. Con l'azienda precipeterebbero settecento lavoratori.

E a proposito di personale, sotto la finestra del sindaco hanno protestato solo nelle ultime settimane i dipendenti di Amsa, Sea, i genitori e le maestre della scuola di San Giusto, e tutti i lavoratori del Comune dopo i presidi in piazza sciopereranno per la prima volta dai tempi di Albertini lunedì prossimo. Non sorprende che circolino voci secondo cui Pisapia sarebbe tentato di mollare la barca che affonda. Ma serve una exit strategy dignitosa, specialmente perchè all'avvocato non interessa tornare alla vecchia professione, piuttosto coltiva ambizioni politiche più alte.

Ieri ad infittire il giallo arriva una nota dell'agenzia di stampa Agenord. «Indiscreto, Pisapia penserebbe alle dimissioni». Un riassunto dei problemi a far quadrare il Bilancio, inaspriti dal possibile mancato introito dell'Imu e dagli effetti negativi del patto di stabilità. «Occorre una deroga al Patto per tutte le spese finalizzate agli investimenti che possono produrre nuovi posti di lavoro» è quanto ripete da giorni. La famosa azione choc, secondo la ricostruzione, arriverebbe dopo un ultimo appello al governo per rivedere i paletti alle spese imposti ai Comuni, in caso di risposta negativa «ci sarebbe un gesto estremo ed eclatante: le dimissioni della giunta». Ne avrebbe parlato coi fedelissimi «ottenendo un appoggio incondizionato, unica voce fuori dal coro l'assessore al Bilancio».

Francesca Balzani, che aveva dato ancora 7 giorni ai colleghi per aumentare al massimo possibile i tagli, in realtà non chiuderà questa mattina in giunta ma intende lavorare sul risparmio ancora oggi e chiudere lunedì la partita: il suo obiettivo è arrivare almeno a 200 milioni di risparmio, a costo di far slitatre anche progetti che sembravano prioritari. Dopo i tagli scatteranno i ragionamenti sul piano «b»: quali e quanto aumentare le tariffe dei servizi e le tasse.

Il sindaco si affretta a smentire, «indiscrezione per indiscrezione vorrei sapere chi è l'indovino che pensa di leggermi nel pensiero. Quello che invece è certo è che, come ho detto pubblicamente in molte occasioni, difenderà come sindaco gli interessi di Milano e dei cittadini, come peraltro è mio compito istituzionale».

Abbassa la polemica ma manifesta la volontà di alzare la voce con il premier del Pd Enrico Letta, lo stop alla rata di giugno dell'Imu lo ha fatto infuriare e ora lancia un sos al governo perchè lo aiuti a uscire dalle sabbie mobili. Il segretario generale della Cgil milanese Graziano Gorla gli dà un assist: «Rivedere il Patto è l'unica strada possibile per evitare una pesante e inutile “macelleria“ sociale, altre tasse addossate a pensionati e famiglie non basterebbero comunque a coprire il buco».

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